Il Punto: l’Eurogruppo ha approvato il programma di aggiustamento economico per Cipro

L’accordo su Cipro raggiunto questa settimana conferma la determinazione delle Autorità europee a evitare soluzioni estreme all’emergenza finanziaria di un Paese membro.

L’accordo rispetta l’orientamento comunitario in quanto salvaguarda i depositi garantiti entro i 100 mila euro ma per la prima volta coinvolge i depositi, sia pure non assicurati, nel reperimento di risorse finanziarie. Inoltre, l’introduzione di controlli di capitale è un elemento stridente in un’Unione Monetaria, discriminando fra banche situate in Paesi diversi dell’Unione stessa.

Nella notte fra domenica 24 e lunedì 25 marzo, l’Eurogruppo ha approvato il programma di aggiustamento economico per Cipro. Inoltre, per evitare una corsa agli sportelli, si è deciso di riaprire gli istituti di credito solo oggi, e non martedì come inizialmente previsto. I punti fondamentali dell’accordo sono:

1. Ristrutturazione del sistema bancario. Laiki (la seconda banca cipriota) viene posta in liquidazione. La banca sarà divisa in due: una bad bank, nella quale confluiranno le sofferenze, i prestiti obbligazionari e i depositi non assicurati (4,2 mld di euro); un secondo pezzo, che includerà i depositi assicurati (16 mld di euro) e l’ELA (9 mld), sarà fuso per incorporazione in Bank of Cyprus. I depositi non assicurati di Bank of Cyprus (10 mld di euro) saranno congelati e saranno poi coinvolti nella ricapitalizzazione della banca, che deve conseguire un coefficiente patrimoniale del 9% entro il 31 dicembre 2013. Anche i titolari di obbligazioni e gli azionisti saranno chiamati a partecipare all’operazione attraverso un debt/equity swap, mentre viene esplicitamente affermato che i crediti ESM-FMI non potranno essere impiegati a tale fine. Per il sistema bancario nel suo complesso, è previsto un processo di deleveraging accelerato, per ricondurre la dimensione degli attivi bancari a un multiplo del PIL (dall’8% al 3,5% del PIL) in linea con la media UE. Sui 5,6 miliardi complessivi di contributo richiesti a Cipro, 4,2 saranno raccolti dai depositi non garantiti di Laiki.

2. Confermato a 10 miliardi di euro il contributo ESM-FMI. Non è ancora stata annunciata la quota del FMI, che sarà però più piccola rispetto a precedenti programmi di sostegno. La lettera di intenti sarà finalizzata all’inizio di aprile. L’approvazione da parte del Board dell’ESM è prevista entro la terza settimana di aprile.

3. Introduzione di vincoli amministrativi sui movimenti di capitale e il prelievo di contante. I provvedimenti approvati consentono alle Autorità di imporre limiti alle operazioni bancarie e al prelievo di contante, e di introdurre un obbligo di preavviso per i prelievi sui depositi a vista. I controlli di capitale dovrebbero durare 7 giorni, ma le autorità intendono rinnovare i limiti su base settimanale fino a quando necessario.

4. Avvio di una valutazione indipendente del regime di controllo anti-riciclaggio.

Grazie all’accordo raggiunto, sembra scongiurato il rischio che Cipro sia obbligata ad abbandonare l’Unione Monetaria. Tuttavia, permangono incertezze e rischi in merito in particolare a tre punti: a) l’efficacia delle misure di controllo dei capitali in un Paese appartenente a un’unione monetaria; b) la ristrutturazione del sistema bancario (in particolare in relazione ai 9 miliardi corrisposti a Laiki tramite l’ELA dalla BCE e che rischia di accollarsi Bank of Cyprus); c) l’entità del prelievo forzoso sui depositi sopra i 100 mila euro, che potrebbe arrivare, secondo quanto dichiarato dal Governatore della Banca centrale e dal Ministro delle finanze, fino al 40% per i depositi presso la Bank of Cyprus e potenzialmente sino al totale dei depositi stessi (nel caso dei depositi non assicurati) presso Laiki.

La gestione della crisi cipriota da un lato segnala la determinazione delle Autorità a evitare l’uscita di un Paese dalla zona euro, dall’altro conserva forti elementi di criticità in merito al primo caso di coinvolgimento dei depositanti (per quanto non garantiti). Inoltre, l’introduzione di controlli di capitale è un elemento stridente in un’Unione Monetaria, discriminando fra banche situate in Paesi diversi dell’Unione stessa. Il mantenimento dei vincoli di capitale potrebbe determinare l’apertura di cause legali per possibili violazioni degli articoli dei trattati europei relativi alla libera circolazione dei capitali.


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