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Il Punto: La crescita dei paesi avanzati è ormai sostenuta dalla domanda interna

Il rallentamento delle economie emergenti non è legato soltanto a fattori transitori, e riteniamo che frenerà l’economia mondiale anche nel 2016. Tuttavia, la fase peggiore per l’interscambio internazionale dovrebbe essere stata superata.


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La crescita dei paesi avanzati è ormai sostenuta dalla domanda interna, e poggia più sui servizi che sul manifatturiero. Ciò limita le revisioni al ribasso alla crescita mondiale.

– La svalutazione dello yuan renminbi e la tempesta che in agosto ha colpito i mercati azionari cinesi hanno risvegliato l’attenzione intorno al rischio di un rallentamento sufficientemente persistente e profondo dell’attività economica nei paesi emergenti da avere ripercussioni anche sulla crescita delle economie avanzate. In realtà, il fenomeno era già in corso da tempo, ma l’intensità degli eventi cinesi dell’estate ha suscitato un allarme ben più intenso rispetto alle crisi di Russia e Brasile, che hanno meno probabilità di avere ripercussioni globali, e al precedente peggioramento delle statistiche macroeconomiche della Cina. L’episodio, infatti, si è caratterizzato anche per un significativo deflusso di capitali investiti nei mercati emergenti, stimato da IIF in 30-40 miliardi di dollari dal 10 agosto al 14 settembre, e pari al 70-80% di  quello che seguì nel 2013 l’avviso della Fed che stava iniziando a considerare un abbandono dello stimolo quantitativo. Inoltre, vi è stata anche evidenza di un “contagio” ai mercati azionari dei paesi avanzati, sicuramente con l’aiuto della scarsa liquidità estiva.

– Il picco di volatilità legato alla Cina è ormai rientrato, e a metà settembre ci sono anche stati segnali di un timido ritorno di capitali verso i mercati emergenti. Meno transitorio è il rallentamento dell’attività economica. I problemi del modello di sviluppo cinese si tradurranno in un ulteriore rallentamento del PIL nei prossimi anni, anche se riteniamo che la contrazione delle importazioni sia stata esagerata nel 2015 da fattori transitori, e che esse torneranno a crescere nel 2016. Il Brasile, che soffre anche per l’incertezza sulle politiche economiche, continuerà a contrarsi in media annua anche nel 2016, quanto meno rispetto al 2015. La Russia continuerà a soffrire per i bassi prezzi del petrolio e le sanzioni, non conseguendo, a nostro avviso, che una crescita modesta nel 2016 (+0,5%) dopo il crollo del 2015 (-3,5%). In effetti, i paesi esportatori di petrolio non beneficeranno neppure nel 2016 di una significativa ripresa dei prezzi. Fra i grandi paesi emergenti, al momento soltanto l’India sembra sfuggire alla tendenza generale, tanto che prevediamo tassi di crescita superiori al 7% anche nel 2016.
L’implicazione è che la domanda di importazioni dei paesi emergenti si riprenderà sì dai minimi del 2015, ma non si riavvicinerà neppure al ritmo di crescita passato.

– Il valore del commercio estero in dollari correnti nel 2015 si è significativamente contratto soprattutto per il ribasso dei prezzi petroliferi, che da solo ha ridotto il valore degli scambi annuali di oltre 900 miliardi di dollari, ma anche a causa del rallentamento nella crescita dei
volumi (che stimiamo in oltre un punto percentuale, dal 4,1 al 2,9%). Nel 2016, il volume degli scambi dovrebbe riaccelerare ai livelli del 2014 e la crescita dell’indice di domanda mondiale risalirà da 0,5 a 3,0% per gli Stati Uniti, da 1,3 a 4,6% per l’Eurozona, da 0,2 a 4,4% per il Giappone. Tale ripresa sarà sostenuta dal rimbalzo dei flussi cinesi dopo il repentino calo del primo semestre 2015 e dalla ripresa della domanda interna nei paesi avanzati, che si consoliderà il prossimo anno fra i paesi del G7. Tra questi ultimi, soltanto in Canada è atteso un forte contributo delle esportazioni nette, come risultato della crescita della domanda proveniente dagli Stati Uniti.

– Nei paesi avanzati, la crescita della domanda interna sarà ancora sostenuta da condizioni finanziarie accomodanti e da politiche fiscali neutrali, e ciò limita la revisione delle stime di crescita dovuta al peggiore scenario per i paesi emergenti. La crescita mondiale è prevista in
marginale accelerazione dal 3,1 al 3,3%, risultante da un 2,3% per i paesi avanzati e un 4,4% per i paesi emergenti; rispetto a giugno, la revisione è di -0,4% per i paesi emergenti e -0,2% per gli avanzati.


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