– Con la presentazione delle Leggi di Stabilità si apre il difficile negoziato fra governi nazionali e autorità europee. In Italia, il governo ha scelto (comprensibilmente) di privilegiare il sostegno al ciclo al rispetto formale delle regole….
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Sembrano esserci comunque margini di trattativa.
– La Legge di Stabilità italiana appare più ampia delle attese della vigilia. In conferenza stampa è stata annunciata una manovra lorda da 36 miliardi, per quanto al netto delle misure già incluse in precedenti interventi normativi si dovrebbe arrivare poco sopra 30 miliardi. La manovra si caratterizza per il tentativo apprezzabile di sostenere la domanda attraverso un alleggerimento della pressione fiscale e in particolare un taglio del costo del lavoro per le imprese. Nel complesso, gli interventi di riduzione della pressione fiscale valgono 14,5 miliardi; di questi, circa 10 sono “aggiuntivi” rispetto al 2014. Ciò potrebbe configurare un calo di circa mezzo punto della pressione fiscale (dal 43,3% attuale). L’intervento sul cuneo fiscale, assieme alla riforma del mercato del lavoro, può avere effetti strutturali su competitività e occupazione.
– Ampiamente attesa era la conferma del bonus Irpef, che vale 6,8 mld al netto dei 2,7 mld già finanziati. La deducibilità del costo del lavoro dall’Irap vale 6,5 mld, ma avrà un effetto netto sulle casse dello Stato di 5 mld. Vale più del previsto ovvero 1,9 miliardi la decontribuzione per i primi tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato (ma il costo nel 2015 dovrebbe essere minore visto che la misura dovrebbe entrare in vigore con la riforma del mercato del lavoro ovvero nella migliore delle ipotesi dalla prossima primavera). Una novità dell’ultima ora viene dal nuovo regime di tassazione semplificato per le partite Iva con ricavi da 15 a 40 mila euro (vale 800 milioni), mentre erano ampiamente attesi gli sgravi per il sostegno dei figli (500 milioni), il credito d’imposta per la ricerca (256 milioni) e la proroga degli ecobonus. Tra le misure espansive anche la possibilità per i lavoratori di ricevere anticipi sul Tfr, con un costo limitato per lo Stato. Confermato anche il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali per 1,5 miliardi e l’allentamento del Patto di Stabilità Interno per i Comuni per 1 miliardo. Il piano Scuola (stabilizzazione dei precari e alternanza scuola-lavoro) peserà sul bilancio dello Stato per 500 milioni l’anno prossimo, ma per ben 3 miliardi dal 2016 e oltre 4 miliardi a regime dal 2017. Infine, la Legge finanzia spese indifferibili per ben 6,9 miliardi evita l’entrata in vigore della “clausola di salvaguardia” compresa nella precedente Legge di Stabilità (taglio delle detrazioni Irpef per 3 miliardi).
– Dal lato delle coperture, sono stati annunciati risparmi da “spending review” per 15 miliardi. Questa cifra però ricomprende i 2,7 miliardi già decisi con il decreto Irpef di aprile, dunque i tagli di spesa aggiuntivi previsti nella Legge ammontano a poco più di 12 miliardi. Al momento, oltre la metà di questi risultano a carico degli enti locali (regioni 4 mld, province 1 mld, comuni 1,2 mld); della parte restante, 4 miliardi dovrebbero essere i tagli alla spesa dei ministeri mentre 2,1 mld verranno dagli ulteriori risparmi sugli acquisti di beni e servizi. Le coperture si completano con maggiori entrate: 3,8 mld da lotta all’evasione, 1,2 mld aggiuntivi dalla tassazione delle rendite finanziarie (fondazioni bancarie, fondi pensione, polizze vita) e 1,6 mld da entrate una tantum non fiscali (1 mld dai gestori di slot machine e 600 milioni dalla banda larga).
– Proprio su questo fronte stanno le maggiori criticità. Al momento in cui si scrive, non sono stati forniti dettagli circa la strategia che consentirà di conseguire i risparmi di spesa. Il taglio ulteriore dei trasferimenti agli enti locali delinea il rischio che essi siano compensati almeno in parte da aumenti della tassazione locale, e non è al momento chiaro se la riduzione colpirà tutte le regioni, indipendentemente dalla loro efficienza. Infine, il target sui ricavi da lotta all’evasione (3,8 miliardi) appare ambizioso (nel 2013, i proventi aggiuntivi rispetto all’anno precedente furono limitati a 600 milioni).
– La manovra potrà senz’altro creare delle tensioni con Bruxelles, visto che il governo italiano ha confermato una correzione sul saldo strutturale di 0,1%, contro lo 0,3% richiesto dalla Commissione; tuttavia, dal lato delle uscite il governo ha previsto una “riserva” o “cuscinetto d’emergenza” da 3,4 miliardi, che corrisponde esattamente allo 0,2% del PIL e che potrebbe essere usato nel caso la Commissione ribadisse in maniera ferma la richiesta di una correzione più ampia. La partita si giocherà anche sulla credibilità dei tagli di spesa, sui quali al momento mancano dettagli sufficienti. Peraltro, l’Italia appare più qualificata di altri (leggi Francia) a invocare le circostanze eccezionali (recessione, riforme strutturali).
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