I dati macroeconomici, ancora coerenti con una ripresa, se pure lenta e l’ampia spaccatura nel FOMC, rendono probabile una fase di attesa prima di qualsiasi nuova svolta di politica monetaria. Sul fronte della politica fiscale, come ci aspettavamo, si sta coagulando un crescente consenso intorno a un’ipotesi di congelamento di tutte le aliquote fiscali per due anni……
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– Ad agosto è prevalsa, come succede spesso in fase di crisi o difficoltà, la scelta di mantenere un fronte compatto sulla linea del chairman, con il voto contrario di Hoenig ormai una costante. Invece, la creazione di un consenso per avviare un nuovo programma di acquisto titoli sarebbe molto più difficile. Non ci sono state molte dichiarazioni esplicite da parte di membri del FOMC nelle ultime settimane. Solo Lacker (Richmond Fed), non votante, appartenente al gruppo contrario alla decisione di agosto, ha parlato e reso esplicito il suo probabile dissenso sull’apertura di una nuova fase di stimolo quantitativo. Nel comunicato di agosto, così come nei verbali e nel discorso di Bernanke a Jackson Hole, non si specifica quale sarebbe l’elemento determinante per una fase di nuovo stimolo quantitativo. Per alcuni, fra cui probabilmente Bernanke, Yellen e Rosengren, il livello del tasso di disoccupazione e quindi la dimensione (stimata) dell’eccesso di risorse, è un fattore cruciale per valutare la necessità di intervenire. Per altri, invece, la soglia per un intervento è più alta. Lacker, per esempio, ha detto che “l’economia si trova di fronte a ostacoli molto reali e c’è poco che la politica monetaria possa fare a questo riguardo”; solo una “reale minaccia di deflazione dei prezzi al consumo” giustificherebbe l’adozione di altre misure. Plosser ha espresso pareri simili.
– Se fosse l’output gap, o soprattutto l’unemployment gap, a determinare nuovi interventi, una nuova fase di stimolo quantitativo potrebbe essere dietro l’angolo. Infatti, in qualsiasi scenario, il tasso di disoccupazione rimarrà straordinariamente elevato su un orizzonte lungo, senza scendere sotto l’8% (per il CBO, fino a dopo il 2012). Se invece, per determinare una nuova mossa, occorre un serio aumento di rischi di deflazione, sembra per ora più difficile una svolta, che porterebbe a una netta spaccatura, anche nei voti, all’interno del FOMC. I dati usciti dall’ultima riunione non sono stati particolarmente negativi e hanno anzi offerto delle sorprese positive, confermando più un quadro di crescita modesta che di possibile ricaduta recessiva. In questo quadro, Bernanke avrebbe difficoltà a forzare la mano nel Comitato e probabilmente preferirà dilazionare un nuovo, vero e arduo conteggio dei voti in attesa di valutare i rischi macroeconomici con qualche dato in più. Per ora, quindi, arrivederci a novembre.
– Il Congresso USA ha ripreso i lavori, dopo la pausa di agosto, il 13 settembre e rimarrà aperto per tre settimane, quando ci sarà una nuova pausa, questa volta pre-elettorale per le votazioni midterm. La Camera rinnova tutti i seggi (435), il Senato ne rinnova un terzo su 100. La ricerca di consenso in Congresso per una decisione sulle aliquote fiscali, finora bloccata, si sta muovendo adesso rapidamente. In Senato ci sono ora 46 voti (41 repubblicani, 5 democratici) a favore di un congelamento per due anni per tutte le classi di reddito. Secondo il WSJ questo sarebbe sufficiente a garantire un ostruzionismo efficace e a bloccare qualsiasi mossa da parte della leadership democratica in Congresso per approvare le proposte dell’Amministrazione.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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