L’inflazione in breve: area euro

Nell’area euro, al di là delle dinamiche stagionali, le pressioni inflazionistiche si confermano assai moderate. Non escludiamo anzi ulteriori spinte al ribasso sul CPI core. Nel mese di agosto l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro ha rallentato a 1,6% a/a dall’1,7% a/a di luglio (dato rivisto al …


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rialzo di un decimo). L’indice core (al netto di alimentari, energia, alcool e tabacco) è rimasto su livelli moderati (1% a/a), anziché rallentare di un decimo come atteso. Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo segna un aumento di +0,2% m/m dopo essere sceso di -0,3% m/m a luglio, mentre l’indice al netto delle componenti più volatili registra un incremento di +0,4% m/m. Da notare però che i rincari su base mensile sono tutti di natura tipicamente stagionale: si nota un aumento di +1,8% m/m per l’abbigliamento l’indice include le variazioni temporanee di prezzo e quindi il dato è effetto del confronto con il mese di luglio, interessato dai saldi di fine stagione) e di +0,3% m/m per alberghi/ristorazione e tempo libero/cultura; da notare anche il +5,2% m/m dei trasporti aerei e il +2,1% m/m dei pacchettivacanza, rincari tipici del mese. Dall’altra parte, pressioni al ribasso sono venute dal settore energetico, dove i prezzi sono calati su base mensile di -0,1% m/m (in particolare i carburanti di -0,6% m/m) e hanno rallentato su base annua a +6,1% a/a dal +8,1% a/a di luglio a causa dell’effetto statistico di confronto con lo scorso anno. In calo anche i prezzi dei beni alimentari (-0,2% m/m, in particolare frutta e verdura) e legati alla salute (-0,1% m/m). Per quanto riguarda il dettaglio per Paese, tra le grandi economie al di sopra della media si collocano Italia e Spagna (1,8% a/a), mentre la Francia è in linea con l’indice generale. Si conferma assai più contenuta la dinamica dei prezzi in Germania (1% a/a). Per quanto riguarda i paesi minori, permane in deflazione l’Irlanda (-1,2% a/a), mentre il paese con la crescita dei prezzi più elevata resta la Grecia (+5,6% a/a), per via degli incrementi dell’IVA decisi a corredo della manovra di correzione fiscale. In sintesi, il dato conferma che al di là delle dinamiche stagionali non vi sono pressioni al rialzo sull’inflazione. Il costo del lavoro (la principale voce di costo per le imprese) ha toccato un minimo storico all’1,6% nel 2° trimestre e resterà sui minimi ancora per diversi trimestri, considerato il freno della disoccupazione che si traduce in un limitato potere contrattuale per i lavoratori. In un contesto di ampio output gap e domanda domestica ancora debole, non escludiamo un calo al di sotto dell’1% del CPI core.
Nella pubblicazione di settembre delle proiezioni macroeconomiche per l’area euro la BCE prevede un’inflazione compresa tra l’1,5% e l’1,7% nel 2010 e tra l’1,2% e il 2,2% nel 2011. Gli intervalli centrali di queste stime (1,6% quest’anno e 1,7% il prossimo) coincidono esattamente con le nostre previsioni sul CPI. I rischi su tali stime, che nel giudizio della BCE sono al rialzo, risultano a nostro avviso bilanciati, in quanto da un lato non escludiamo pressioni al ribasso derivanti dai prezzi delle materie prime (vediamo un petrolio meno caro rispetto alle ipotesi BCE – 78,8 dollari nel 2010 e 84 dollari nel 2011), dall’altro stimiamo qualche rischio al rialzo derivante da un possibile deprezzamento dell’euro (che nelle ipotesi BCE resterebbe attorno agli attuali livelli – 1,31 – contro dollaro).

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