– I dati congiunturali sono stati misti in Europa, Asia e negli USA. Il 2° trimestre si apre con notevole incertezza sul ritmo di crescita dell’economia mondiale: il bias delle Banche centrali rimane espansivo e dipendente dall’evoluzione dei dati. ….
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– Nell’area euro, la tornata di indagini di aprile è stata mista. La settimana si è aperta con un calo inaspettato dell’indice ZEW sulle attese in Germania e un aumento inferiore alle previsioni dell’indice per l’area euro. A seguire, il PMI composito è sceso di mezzo punto a 53,5, per effetto di un rallentamento sia in Germania che in Francia. A fine settimana, l’IFO è salito a 108,6, massimo da dieci mesi, sgombrando in parte i timori per lo stato di salute dell’economia dell’area euro e della Germania. I dettagli delle indagini sono egualmente misti.
I PMI hanno segnalato un andamento più debole sia dei servizi che del manifatturiero, mentre l’indagine IFO mostra un miglioramento di morale nel manifatturiero ma un calo nei servizi.
Mentre i PMI segnalano un peggioramento sia dei nuovi ordini (a 51,8 da 52,7), che della produzione corrente (53,1 da 53,6), gli indici IFO e ZEW hanno indicato un netto miglioramento delle condizioni correnti ma una flessione, contenuta, delle attese. La nostra lettura delle indagini di aprile è che la ripresa procede, ma che cominciano ad esservi delle ombre sui prossimi mesi; tuttavia, dovrebbero esservi spinte sufficienti per una tenuta del ciclo area euro anche in primavera. Da maggio, l’attività manifatturiera dovrebbe cominciare a beneficiare del deprezzamento del cambio, che si è accentuato da inizio anno, e di condizioni finanziarie più favorevoli.
Il quadro politico internazionale non aiuta, a cominciare dalla Grecia. Venerdì l’Eurogruppo ha irrigidito la sua posizione, rifiutando sia lo sblocco parziale dei fondi, sia l’avvio di una discussione sul terzo programma prima della conclusione del secondo. Scoperte le carte, tocca ora al governo ellenico scegliere il male minore.
– In Asia, il PMI Markit del settore manifatturiero giapponese è calato a 49,7 in aprile, segnando la terza correzione consecutiva e tornando sotto 50 per la prima volta da maggio 2014. Il miglioramento di prezzi di vendita e occupazione, pur in presenza di rallentamento degli ordini e dell’output, dovrebbe segnalare che il rallentamento dell’attività è percepito come transitorio e potrebbe risentire della debolezza della crescita americana nel 1° trimestre. Un segnale positivo è invece venuto dalla bilancia commerciale, che ha segnato un attivo maggiore del previsto, con un ampio rimbalzo delle esportazioni a marzo, dopo diversi mesi di significativa debolezza. I dati deboli in Cina (PMI manifatturiero ad aprile in calo a 49,2 da 49,6) però rappresentano fattori di rischio per la crescita in Asia nel 2° trimestre.
– Negli Stati Uniti, al contrario, i dati stanno gradualmente dando qualche sorpresa positiva. L’indice delle sorprese economiche è in rialzo dai minimi di marzo, con indicazioni migliori delle attese da mercato immobiliare, fiducia delle famiglie, Philly Fed, inflazione, anche se il PMI di aprile ha deluso con una correzione (a 54,2 da 55,7). Nella prossima settimana, i dati in uscita dovrebbero essere misti. Un potenziale shock alla fiducia nella prosecuzione della ripresa americana verrà dai dati del PIL del 1° trimestre, che mostrerà una battuta d’arresto della crescita dovuta a un misto di fattori. Il clima e i blocchi dell’attività dei porti del Pacifico avranno effetti negativi transitori su consumi, edilizia residenziale, scorte e flussi commerciali: queste voci dovrebbero però rimbalzare dal 2° trimestre in poi, con un andamento analogo a quello del 1° semestre 2014. Il dollaro forte e il petrolio debole saranno freni rilevanti per gli investimenti delle imprese, che si protrarranno anche nei trimestri successivi. La debolezza del 1° trimestre lascia incertezza sul ritmo della ripresa, ma manteniamo una previsione di crescita sottostante intorno a 3%, anche se la frenata di inizio anno porta a rivedere la crescita annua del 2015 al 2,8%. Il cambio dovrebbe togliere circa 0,5pp, ma il petrolio dovrebbe quasi controbilanciare tale effetto attraverso il sostegno al reddito reale delle famiglie. Gli altri dati in uscita negli USA (ISM, costruzioni, vendite di auto, spesa personale) dovrebbero confermare il quadro di ripresa frenata nel breve termine da fattori transitori, pur in presenza di elementi più duraturi (in particolare, il dollaro): il FOMC, nella riunione del 28-29 aprile riconoscerà probabilmente questi elementi misti e segnalerà un atteggiamento di wait and see, in attesa di dati per valutare lo scenario macroeconomico.
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