Un taglio del refi di 10-15 punti base a giugno è probabile. Le dichiarazioni di Coene, durante la conferenza stampa, suggeriscono che un taglio del tasso sui depositi a -0,10% non può escludersi, ma rimane a nostro avviso….
poco probabile. Un QE è condizionato a revisioni verso l’1,0% del profilo d’inflazione per la seconda metà del 2015 e per il 2016, che non pensiamo arrivino già a giugno.
– Come atteso, la riunione di maggio della BCE si è conclusa senza novità sui tassi e sulle misure non convenzionali. Il comunicato ricalca quello del mese scorso e riafferma “la determinazione della BCE a mantenere una politica monetaria ampiamente accomodante, i tassi sui livelli attuali o più bassi per un periodo esteso di tempo e ad agire tempestivamente, se necessario”. La BCE conferma inoltre che il “Consiglio ha raggiunto un accordo unanime a usare anche misure non convenzionali per contrastare il rischio di inflazione troppo bassa, troppo a lungo”, espressione già usata in aprile.
– Durante la conferenza stampa, Draghi ha specificato che il Consiglio non ha discusso alcun intervento ma si è concentrato sull’evoluzione dei rischi per lo scenario di crescita e inflazione. Il dibattito in un certo senso è stato preparatorio per la riunione di giugno. Draghi ha indicato che il Consiglio ha però raggiunto un consenso sul fatto che le prospettive per la dinamica inflazionistica non sono soddisfacenti e che questo è un prerequisito per introdurre nuovo stimolo a giugno, sempre che le nuove stime dello staff (non ancora finalizzate) lo giustifichino.
– Il cambio è stato indicato come uno dei fattori di rischio per lo scenario. Questa volta Draghi ha adottato espressioni più forti, affermando che il cambio è “un elemento di seria preoccupazione per la BCE”, in particolare nell’attuale contesto di “bassa inflazione e crescita modesta e fragile”. Le dichiarazioni hanno risospinto l’EUR a 1,3857, dall’1,394 che si registrava a inizio conferenza stampa. Draghi si è rifiutato di indicare una soglia di tolleranza, ma lo scenario BCE di marzo includeva simulazioni dell’impatto di un apprezzamento del 3% (EUR a 1,398-1,40) rispetto all’ipotesi tecnica di un cambio a 1,36 sull’orizzonte di previsione.
L’effetto risultante su crescita e inflazione era indicato come modesto: 0,1-0,2%. Draghi ha però riconosciuto che il cambio sta deprimendo la dinamica inflazionistica, più del passato calo dell’energia. Draghi ha sostenuto che la forza dell’EUR è spiegata dai flussi di portafoglio in entrata motivati da una riallocazione del rischio a livello globale.
– Riguardo alla valutazione dello scenario macroeconomico, la BCE vede prevalenti rischi verso il basso per la crescita e segnala in particolare i rischi geopolitici associati a una degenerazione della crisi ucraino-russa. I rischi per la dinamica inflativa sono ancora bilanciati ma vi è il rischio che le attese si muovano con il permanere dell’inflazione su livelli assai bassi a lungo. Pensiamo che la BCE a giugno introdurrà revisioni marginali alle stime di inflazione 2015-16, che giustificherebbero un eventuale taglio del refi a 0,10% lasciandosi comunque la porta aperta a ulteriori mosse nella seconda metà del 2014. Un taglio del tasso sui depositi in territorio negativo ci sembra ancora poco probabile, ma non può del tutto escludersi dal momento che Coene ha detto “che gli interventi sui tassi ufficiali hanno generalmente un effetto più potente sul monetario se il corridoio di oscillazione è traslato in modo simmetrico”.
Un taglio del tasso sui depositi in territorio negativo potrebbe avere un effetto sul cambio. Se anche i dati di inflazione di maggio dovessero sorprendere verso il basso e/o i PMI tornare a scendere, pensiamo che la probabilità di un taglio salirebbe considerevolmente al di sopra del 50%. Come ripetiamo da mesi, un taglio del refi avrebbe per lo più valore segnaletico ma non avrebbe un impatto particolarmente significativo sui tassi di mercato e sulle attese di inflazione di medio periodo. La sua efficacia sarebbe legata al fatto che sosterrebbe le aspettative di misure più radicali in futuro.
– Un programma di stimolo quantitativo che comporti acquisti diffusi di titoli (ragionevolmente pubblici e privati), in effetti, avrebbe un effetto di rilievo sui tassi di mercato e sulle attese di inflazione, ma alla riunione dell’8 maggio non ne è stata fatta menzione. Probabilmente il Consiglio BCE non ha ancora maturato un consenso sufficientemente ampio ad agire per scongiurare il rischio di inflazione troppo bassa, troppo a lungo; tale misura si concretizzerebbe soltanto nel caso in cui nei mesi estivi dovessero aversi sorprese dai dati che giustifichino una revisione delle stime di inflazione all’1,0% anche nella seconda metà del 2015 e nel 2016.
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