Il Punto: Verbali FOMC: più ottimismo sulla crescita

Verbali FOMC: più ottimismo sulla crescita, ma nessun segnale di preparazione della svolta sulla politica monetaria. Lo European Stabilisation Mechanism aspetta ancora la definizione di molti dettagli operativi…….

I verbali della riunione del FOMC di aprile mostrano un aumento di convinzione nella sostenibilità della ripresa in atto, ma mantengono anche timori di un ulteriore rallentamento dell’inflazione. Le nuove proiezioni macroeconomiche per il 2010 incorporano revisioni verso l’alto delle previsioni di crescita (a 3,2-3,7% da 2,8-3,5% di gennaio), verso il basso del tasso di disoccupazione a fine anno (9,1-9,5% da 9,5-9,7% di gennaio) e dell’inflazione (PCE core a 0,9%-1,2% da 1,1-1,7% di gennaio). Per il 2011-12, le proiezioni di crescita e disoccupazione sono pressoché invariate rispetto a gennaio: la tendenza centrale della crescita è compresa fra 3,4% e 4,5% e resta molto sostenuta, pur in presenza di una stima di crescita di lungo termine elevata (2,5-2,8%, il CBO indica una crescita media per il 2015-20 di 2,4%). Il Comitato esprime un’opinione diffusa di miglioramento dello scenario congiunturale e di rafforzamento atteso della domanda privata, tuttavia vengono sottolineati elementi di rischio verso il basso per il mantenimento della dinamica dell’espansione (possibile ripresa del trend di aumento del risparmio delle famiglie, elevato tasso di disoccupazione, restrizione del credito, contrazione del settore dell’edilizia commerciale). Sui prezzi si rileva il trend moderato dell’inflazione, con la possibilità che l’inflazione resti al di sotto dell’obiettivo implicito della Fed (1,7-2% per il deflatore dei consumi) anche nel 2011-12 (proiezioni: 1,1-1,9% nel 2011, 1,2-2% nel 2012). Diversi partecipanti ripetono la preoccupazione di eccessiva disinflazione; la maggioranza dei partecipanti ritiene che l’inflazione rimarrà moderata per “qualche tempo”, con rischi “misti” sullo scenario. Su questo punto non c’è un consenso chiaro.

– Sulla strategia di politica monetaria si afferma che non è cambiato molto rispetto alla riunione precedente, e alcuni membri ritengono ancora che il rischio di svoltare troppo presto superi quello di una svolta tardiva. Sulla dimensione del bilancio, vi è un consenso diffuso sul fatto che nel medio termine l’attivo dovrebbe tornare su livelli pre-crisi, con un portafoglio di titoli del Tesoro e senza MBS. La maggioranza dei partecipanti ritiene che il ritorno alla normalità debba essere attuato attraverso la vendita di titoli, da annunciare in anticipo e da condurre in modo graduale: affidarsi alla scadenza dei titoli prolungherebbe eccessivamente il ridimensionamento del bilancio, esponendo l’economia a rischi. La maggioranza ritiene preferibile modificare il bilancio “qualche tempo” dopo la svolta sui tassi. Sulla strategia di riduzione dell’attivo di bilancio non c’è per ora un consenso definito e anche per questo alla riunione non è stata presa nessuna decisione al riguardo. Nel complesso il messaggio dei verbali è analogo a quello della riunione di marzo, nonostante il miglioramento della crescita e l’emergere di opinioni variegate sui tempi e i modi della svolta. Aggiungendo a quanto emerso dai verbali gli effetti della crisi sul debito europeo, si conclude che la Fed rimanderà il più possibile il primo rialzo, che potrebbe essere spostato al 1° trimestre del 2011. I tempi dipenderanno dall’evolversi della crisi europea, ma anche dai segnali ciclici domestici.

– Nell’Eurozona la BCE ha lanciato il suo drenaggio degli effetti sulla liquidità del SMP, con una prima asta di depositi a una settimana che ha raggiunto l’obiettivo senza generare particolari tensioni. La discussione sulla riforma della governance economica nell’Eurozona ha assunto nuovamente toni spiacevoli per il forte condizionamento delle esigenze politiche interne tedesche. L’iniziativa autonoma e non preannunciata di introdurre restrizioni su alcuni mercati finanziari ha creato irritazione negli altri paesi dell’Eurozona e in BCE. Ma anche la finalizzazione dello European Stabilization Mechanism non è ancora completa: mentre la procedura di accesso ai fondi comunitari è stata definita da un Regolamento, il “veicolo” finanziario che dovrebbe fornire la principale massa d’urto in caso di crisi è ancora sospeso nel limbo. Sebbene non si tratti di misure in grado di risolvere magicamente la crisi di liquidità che affligge i mercati dei titoli di stato, l’eventuale incapacità di implementare l’annuncio del 9 maggio potrebbe aggravare la situazione.


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