Tra i paesi emergenti di cui recentemente abbiamo approfondito i dati economici e fiscali, nonché le prospettive di crescita in funzione dei piani di sviluppo delineati a medio lungo periodo, ve ne è uno che in particolare emerge a nostro avviso per una combinazione particolarmente positiva tra fattori interni e accadimenti esogeni….
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JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
In Indonesia la nuova compagine governativa è entrata in carica alla fine dello scorso mese di ottobre, forte di molte figure tecniche soprattutto nei ministeri chiave: economia, finanze, partecipazioni statali, commercio ed energia.
Il nuovo premier eletto a luglio, il cinquantatreenne Joko Widodo, detto e conosciuto come Jokowi, sembra avere dunque confermato la sua impronta riformatrice nella scelta della squadra di governo: pochi compromessi politici e la richiesta alla Commissione per lo sradicamento della corruzione (KPK) di usare il proprio potere di veto sui singoli nominati qualora necessario.
Gli obiettivi di rilancio economico del paese viaggiano su più binari. Quello primario è la riforma del settore energetico attualmente caratterizzato da prezzi calmierati per mantenere bassi i quali lo stato spende circa un 20% del totale della propria spesa. Come si vede dal grafico sottostante grandissimo è il gap tra il prezzo del carburante senza sussidi (linea azzurra) e quello invece agevolato (linea blu). Attualmente infatti il prezzo al litro è inferiore di oltre il 40%rispetto a quello di mercato. Secondo Barclays, già nel mese di novembre si dovrebbe assistere ad un primo intervento e nella seconda metà del 2015 ad un ulteriore rialzo del prezzo.
Fonte: Barclays. Prezzi del carburante di mercato e agevolati.
I due rialzi attesi avrebbero, sempre secondo Barclays, un enorme impatto in termini di risparmio di spesa: attualmente infatti la somma destinata al mantenimento delle agevolazioni è di circa 250 trn di rupie indonesiane, che scenderebbe a 170 trn a fine 2015, liberando risorse per 80 trn di rupie. Come ha recentemente riferito lo stesso Jokowi, la riduzione dei sussidi energetici è la base da cui partire per rilanciare l’economia, considerando anche il fatto che oltre il 70% dei beneficiari di tali agevolazioni appartengono al ceto alto e medio alto.
Il risparmio in termini di spesa aprirebbe ampie possibilità di investimento sia in opere infrastrutturali ( il piano di Jokowi prevede un forte miglioramenti dei collegamenti interno all’arcipelago con la realizzazione di 10 nuovi aeroporti e 10 nuovi porti) nonché la liberazione di risorse per educazione, sanità e assistenza sociale che potrebbero nel medio termine portare ad un allargamento strutturale della base di consumo. Il ritorno della fiducia darebbe inoltre nuovo slancio agli investimenti privati, che costituiscono in questa fase l’anello debole (vedi grafico sottostante) della crescita indiana, attualmente pari al 5,5%.
Fonte: Haver Analytics, Barclays. Contributo al Pil delle diverse componenti.
Il piano di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali mira in particolare ad attrarre un maggior numero di visitatori e turisti che secondo recenti statistiche sono cresciuti in misura esponenziale. Gli arrivi all’aeroporto di Ngurah Rai a Bali sono triplicati dal 2008 ad oggi.
Oltre al percorso di riforme e sviluppo interno in questo momento un altro importante fattore esogeno sembra poter dare ulteriormente una mano all’economia indonesiana.
In particolare l’incessante calo del prezzo del petrolio ha un impatto molto favorevole sia sul deficit fiscale ( per l’anno in corso era stimato un prezzo medio di 105 $ a barile contro gli attuali scarsi 80), che sulla bilancia commerciale del paese che è un importatore netto di greggio. Se nei prossimi trimestri il prezzo dell’oil si stabilizzasse al di sotto dell’area dei 90/95 dollari ci sarebbe un netto miglioramento di entrambi i deficit in misura molto rilevante, innescando quella spirale virtuosa cui l’Indonesia potrebbe agganciarsi
Fonte: BONDWorld.it
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