E’ successo tutto abbastanza velocemente. Fino a qualche settimana fa il modello interpretativo era il seguente: Cina (e molti altri emergenti) e Europa attraversano chiare difficoltà, ma l’economia americana ha spalle forti, in grado di …
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JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
sostenere sia la crescita globale sia una normalizzazione misurata da parte della Fed. Ora è rimasta immutata la percezione di una maggiore forza relativa statunitense ma, nella psicologia dell’investitore, prevale la paura che chi rischia di affogare sia in grado di trascinare sott’acqua il soccorritore. Da varie asset class sono giunti ripetutamente segnali di pericolo: commodities industriali in caduta libera, aspettative di inflazione in calo costante, sottoperformance sul mercato azionario di aziende medio-piccole, qualche difficoltà e deflussi sul mercato dei titoli obbligazionari a rischio più elevato. Segnali che hanno come comun denominatore timori sulla crescita futura dell’economia mondiale. Alcuni erano presenti, ed ignorati, da tempo, altri (prezzo delle commodities e aspettative d’inflazione) hanno accelerato di recente e hanno fatto da catalizzatore a paure latenti.
L’esempio più evidente di come sia cambiata la psicologia del mercato è stata la reazione alle minute dell’ultimo FOMC, pubblicate mercoledì sera. La Fed si è rivelata molto più preoccupata (quasi che le minute fossero state ‘riscritte’ di recente!) per la crescita globale e per l’inflazione bassa di quanto fosse stato percepito nelle attente analisi di comunicato e Q&A originario. L’effetto immediato è stato quello che così spesso abbiamo visto in questi anni: Fed accomodante, asset finanziari che festeggiano, borsa americana +1.7%. Poi però nelle due sessioni successive è stato lasciato sul campo più del doppio. Una Fed preoccupata per la crescita è una pessima compagna di mercati spaventati.
Nelle ultime settimane avevamo notato più volte come l’effetto propulsivo delle iniezioni di liquidità sembrava essere diventato meno potente. Può darsi che la sostituzione del QE europeo a quello americano sembri in qualche modo ‘imperfetto’ al mercato, oppure semplicemente che ci si stia accorgendo di come la politica monetaria non convenzionale abbia effetti importanti e duraturi quando le valutazioni sono basse, il premio al rischio elevato e gli spread larghi. Queste non sono certo le condizioni in cui ci siamo trovati dopo anni di salita dei prezzi finanziari.
Crediamo che la correzione possa continuare fino ad un 8-10% per l’S&P 500 (1820-1860) anche se ci sembra altamente improbabile che possa trasformarsi in qualcosa di più serio nelle condizioni attuali e prospettiche di liquidità sempre molto abbondante.
Fonte Bloomberg – Variazione dal 6 ottobre
A questo punto però, per far segnare nuovi massimi, banche centrali e tassi bassi potrebbero non bastare e bisognerà guardare all’economia reale. Al momento i segnali non sono promettenti.
Trimestrali: prima settimana piena nel reporting dei risultati. Più di 50 nomi ‘pesanti’ dell’S&P 500, per un totale di quasi il 20% della capitalizzazione complessiva comunicheranno i propri risultati, in particolare importanti nomi finanziari: JPM e Citi (martedì), Bank of America (mercoledì), GS (giovedì), Morgan Stanley (venerdì). Tra i non finanziari: Intel, Johnson & Johnson, Google, General Electric.
Dati macro. US: dopo la partenza lenta con il Columbus Day avremo numerosi dati da analizzare; vendite al dettaglio, Fed Beige Book, PPI e indice Empire State (mercoledì), produzione industriale e indice Philly Fed (giovedì), fiducia dei consumatori e permessi di costruzione ed abitativi (venerdì). Eurozona: indice Zew, CPI spagnolo, italiano e francese (martedì), CPI tedesco (mercoledì). Cina: pubblicato stamattina un buon dato di bilancia commerciale, si attendono CPI e creazione di credito (mercoledì). Altro: CPI inglese e svedese (martedì), produzione industriale giapponese e occupazione inglese (mercoledì), CPI canadese (venerdì).
Banche centrali. Agenda scarna. Possibile che i tassi vengano abbassati in Sud Corea (da 2.25% a 2.00%, mercoledì), probabile che vengano tagliati in Cile (da 3.25% a 3.00%, giovedì).
Fonte: BONDWorld.it
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