MC: Bicchiere mezzo vuoto, mezzo pieno: La ripresa economica porta un rialzo dei rendimenti e un calo delle quotazioni

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Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda del punto di vista.  I segnali di ripresa economica  nell’Eurozona, di per sé positivi, hanno avuto l’effetto di deprimere le quotazioni di Borse e Titoli di Stato europei.  ….


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


I dati sul Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona del primo trimestre dell’anno, cresciuto dello 0,4% hanno sorpreso positivamente. La Germania ha fatto un passo indietro, ma non preoccupa, mentre Francia e Italia, che impensierivano gli investitori, hanno accelerato il passo, dando l’impressione di un risveglio dell’economia di cui finora si era molto parlato, senza veder risultati.

L’Euro ha beneficiato della notizia con una fiammata fino a 1,1446 contro Dollaro USA, complice la debolezza del Dollaro, scivolato sui dati deludenti sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti. 
 
Dati macro migliori delle attese in Europa e petrolio balzato da 46 a oltre 60 dollari al barile, da marzo a oggi, hanno di colpo ricordato che l’inflazione potrebbe ricominciare a salire. Una doccia fredda per le quotazioni dei Titoli di Stato, finora sostenuti da tagli dei tassi d’interesse, acquisti BCE e prospettive deflattive. 

Il recupero dell’Euro, risalito da 1,0456 del 16 marzo a oltre 1,14, a dispetto di chi vedeva a un passo la parità col Dollaro, e i rendimenti ora più attraenti sui Titoli di Stato europei hanno smorzato l’entusiasmo sulle Borse del Vecchio Continente.

Gli indici di Borsa USA  stanno invece provando a superare i massimi assoluti, con lo spunto di un Dollaro più debole, che favorisce le esportazioni, e la speranza di ulteriori rinvii dell’aumento dei tassi d’interesse, visti i dati deboli sui consumi. 
 
La  turbolenza sui Titoli di Stato europei  è stata il risultato di molteplici fattori, fondamentali e tecnici. Il blog Zerohedge cita fra questi anche  il VaR (value-at-risk), metodo di misurazione del rischio  diffuso fra i grossi investitori istituzionali che, essendo basato sulla volatilità storica del mercato, induce gli investitori a incrementare le posizioni nei contesti di bassa volatilità, rendendoli vulnerabili ai successivi “shock di volatilità” che regolarmente si verificano, anche se in modo “imprevedibile”.

Euro, petrolio e ribassi dei rendimenti sui Titoli di Stato sono stati in prima pagina dei media finanziari mentre crollavano a piombo tra la fine del 2014 e l’inizio di quest’anno. Ora lo sono in senso opposto. 

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Se il rincaro del petrolio limerà gli utili aziendali, nello stesso tempo aumenterà la stabilità dei Paesi esportatori, come Arabia Saudita, Russia e Venezuela. 

Nel 2014, sanzioni e crollo del prezzo del petrolio avevano messo in ginocchio il  Rublo russo, dato quasi per spacciato, al punto che alcuni broker avevano smesso di negoziarlo. A dicembre, ci volevano quasi cento Rubli per comprare un Euro. Ora ne bastano 56, poco più della metà. D’altro canto, l’indice della Borsa russa Micex  che, grazie al rublo debole, era  salito di circa il 30% fra dicembre 2014 e marzo, ora sta tornando sui propri passi. 
La Russia, riporta Bloomberg, sta approfittando della forza del rublo per ricostituire le riserve valutarie che nel 2014 aveva utilizzato per frenare la caduta del rublo. 
 
Il miglioramento dei dati europei e l’aumento dei rendimenti sui Titoli di Stato, insieme alle oscillazioni valutarie,  sono le “nuove” pietre miliari che faranno da riferimento nel prossimo futuro. 
 
OPERATIVAMENTE 

Nel breve, consideriamo la recente salita dei rendimenti sui Titoli di Stato europei un’opportunità per chiudere le operazioni di copertura (short) e/o un’opportunità per acquisti tattici, con preferenza per le scadenze più lunghe, più volatili. 
Sull’Euro il rimbalzo dovrebbe continuare, ma a ritmo meno sostenuto e una probabile pausa nel breve. 

Fonte: BONDWorld.it

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