MC: Emergenti Valute e materie prime anticipano le mosse della FED

Il grafico dell’andamento dei tassi sui Federal Funds USA, dal 2008 a oggi, ricorda quello di un elettroencefalogramma piatto….


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


Ieri, la Federal Reserve ha lasciato, per la cinquantatreesima riunione di fila, i tassi d’interesse invariati, tra lo zero e lo 0,25%. Decisione unanime dei 10 membri votanti. Il commento alla decisione della banca centrale americana non lascia trasparire indicazioni sul timing del rialzo del costo del denaro: “Il Comitato si aspetta che l’inflazione salga gradualmente al 2% nel medio termine, con l’ulteriore miglioramento dell’occupazione e mentre svaniscono gli effetti transitori del declino dei prezzi dell’energia”. “Le informazioni ricevute, da quando il FOMC (Comitato della Federal Reserve) si è riunito in giugno, indicano che l’attività economica si sta espandendo moderatamente negli ultimi mesi”.

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Il dollaro USA si è apprezzato nei confronti delle principali valute, anziché svalutarsi, come logica vorrebbe a fronte di tassi sempre a zero votati all’unanimità.

Il cambio Euro/Dollaro USA è sceso da 1,1085 a 1,0966 in meno di un’ora.

La Borsa, di solito più miope, ma in questo caso coerente, è salita sui massimi di giornata e delle ultime settimane (S&P500 a 2108), festeggiando l’ennesima conferma da parte della banca centrale più influente al mondo che il denaro costa zero, ancora per un po’.

Il T-Note, Titolo di Stato decennale USA, ha fatto spallucce ai commenti della Fed rimanendo immobile al 2,28% di rendimento.

Dal 2008, la Fed ha tenuto artificialmente basso, tra l0 zero e lo 0,25%, il principale tasso di rifinanziamento, decidendolo a tavolino, ma non ha potuto imbrigliare il mercato delle valute.

Il dollaro si è progressivamente rafforzato, scontando un prossimo rialzo del costo del denaro negli USA. Gli operatori, memori della turbolenza del 1994/1997-1998 a seguito dei rialzi dei tassi da parte della Fed, si sono riposizionati sul dollaro USA, comprandolo, e hanno alleggerito le posizioni su gran parte delle valute dei Paesi emergenti, vendendole.

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Affacciandoci ai “BRIC”, acronimo coniato da Jim O’Neil di Goldman Sachs per indicare Brasile, Russia, India e Cina, vediamo il Real Brasiliano crollato di oltre il 50% nei confronti del dollaro (e poco meno nei confronti dell’Euro, eur/brl 3,71) dal 2011 a oggi. La Rupia indiana scivolata del 30%. Le altalene del Rublo russo nel 2014, a seguito delle sanzioni e del calo dei prezzi del petrolio, sono ancora fresche nella memoria di tutti. Il Renminbi cinese è invece un caso diverso. Ancorato a un tasso fisso contro dollaro per la maggior parte della sua storia, dopo il 2005 è stato pilotato in un regime di cambi semi-fisso e si è pian piano apprezzato contro euro e contro dollaro, rispecchiando la crescita poderosa dell’economia cinese, oggi seconda economia mondiale. Ora, il Renminbi si sta preparando a entrare nel club esclusivo degli “Special Drawing Rights”, asset di riserva internazionale creato nel 1969 dal Fondo Monetario Internazionale, che comprende un paniere delle 4 principali valute, Dollaro USA, Euro, Sterlina Inglese e Yen Giapponese.

http://www.imf.org/external/np/exr/facts/sdr.htm

La svalutazione delle monete emergenti ha giovato alle Borse dei rispettivi Paesi, salite coralmente, fino a raggiungere livelli di valutazione elevati (rapporti prezzi/utili fra 18 e 30).

Panorama molto simile sulle “Tigri asiatiche”, come negli anni ’90 venivano definite Corea del Sud, Taiwan, Singapore Hong Kong, Malesia, Indonesia, Thailandia e Filippine. Borse in salita, valute in discesa.

Dopo anni di crescita a doppia cifra, il rallentamento globale e della Cina, la cui economia viaggia ora alla velocità di crociera del 7% all’anno, ha impattato sulla domanda di materie prime, con conseguente calo dei prezzi. Il calo dei prezzi delle materie prime ha a sua volta accelerato la svalutazione delle divise più legate alle commodities.

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Cina e Brasile, in particolare, hanno nel frattempo scoperto l’euforia del credito facile, che ha portato all’esplosione del debito anche nel settore privato. In Brasile, come in Argentina, gran parte della popolazione il cui potere d’acquisto è crollato rispetto ai redditi, compra tutto a rate, anche un paio di scarpe.

Operativamente e per concludere

Negli ultimi anni abbiamo visto scendere i tassi d’interesse dei Paesi sviluppati e apprezzarsi il dollaro nei confronti delle valute emergenti. Le Borse sono salite sui massimi storici, come le quotazioni dei Titoli di Stato (a discapito dei rendimenti) fino alla battuta d’arresto primaverile.

I prezzi delle materie prime sono crollati.

Il mondo è uscito dalla crisi del 2008 molto più indebitato di prima.

Considerando che i mercati scontano tutto in anticipo, se una ripresa economica ci sarà davvero, potrebbe verificarsi il contrario di ciò che è avvenuto finora: i prezzi delle materie prime e dell’energia dovrebbero risalire, spinti dalla domanda globale, le valute dei Paesi emergenti potrebbero tirare un sospiro di sollievo, i tassi d’interesse crescere, a fronte di maggiori investimenti delle aziende, Borse e Titoli di Stato tradizionalmente allergici ai rialzi dei tassi, potrebbero scendere.

I volumi sottili del periodo estivo faciliteranno l’esasperazione delle tendenze.

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Sul cambio Euro/Dollaro USA rimane valido il trading range 1,08-1,12 per comprare e vendere, di breve, e 1,04-1,168 in un’ottica settimanale.

Sui BTP attendiamo ulteriori estensioni delle quotazioni al rialzo per alleggerire le posizioni.

Suggeriamo di restare sotto-pesati durante l’estate e, se si va al mare, di mantenere al riparo dall’umidità la polvere da sparo. Tornerà utile nel periodo autunnale, per cogliere al volo le opportunità che si presenteranno.

Buone vacanze a tutti!

Fonte: BONDWorld.it

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