MC: Il parere di un “Ex” Alan Greenspan e su USA e Grecia Euro/Dollaro a un bivio

A volte, chiedere un parere a un “ex” può essere d’aiuto. Un “ex” conosce la situazione, ha l’obiettività e il distacco di chi non è più coinvolto direttamente, minori conflitti d’interessi e maggior libertà di parola….


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


Alan Greenspan, leggendario ex Presidente della Federal Reserve (1987-2006), è stato intervistato da CNBC giovedì 26 febbraio, il giorno dopo l’audizione davanti a Senato e Camera dei Rappresentati USA di Janet Yellen, attuale Presidente della Federal Reserve.

La giornalista ha esordito chiedendo a Greenspan le sue attese per il Prodotto Interno Lordo USA “dati forti o non forti?” il giorno prima dell’uscita dei dati.

Greenspan non si attende dati forti dall’economia USA e sostiene che, nonostante il forte calo del tasso di disoccupazione, la produttività (indicatore chiave di un’economia) è scesa, i risparmi privati e gli investimenti di capitale a lungo termine delle aziende sono calati.

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Una delle cose che la Fed ha fatto e che sta funzionando, dice Greenspan, è l’acquisto di Titoli (Treasuries e Mortgage-Backed Securities) non per far aumentare il credito al settore privato, ma per tenere basso il livello dei tassi d’interesse, cosa che ha fatto salire le quotazioni dei mercati azionari.

Greenspan afferma che il mercati stanno andando bene, l’economia no. Tuttavia, tenendo conto dell’attuale livello dei tassi d’interessi (prossimi allo zero o leggermente negativi), l’Equity Premium (il rendimento aggiuntivo che le azioni danno rispetto al tasso privo di rischio) è nella media.

I rendimenti sui minimi dei Titoli a lunga scadenza (il Trentennale USA rende il 2,61% il Trentennale Germania lo 0,97%) indicano che l’economia è debole.

Le aziende, conclude Greenspan, pur avendo grossi flussi di cassa/liquidità decidono di investirne solo una minima parte in attività illiquide di lungo periodo (illiquid long-term assets) fenomeno che ha toccato il culmine dal 1940 nel 2009-2010. Con riferimento a una serie di variabili, fra cui l’incertezza geopolitica dice: “Nessuno sa cosa accadrà e nessuno vuole investire nel lungo periodo”.

Il PIL USA è cresciuto nel quarto trimestre 2014 al ritmo del 2.2%, meno della metà rispetto al 5% del trimestre precedente.

I primi dati della settimana corrente sui consumi, redditi personali e attività manifatturiera negli USA hanno deluso le attese.

I listini azionari sono cresciuti anche per l’aumento dei buyback (acquisto di azioni proprie), pratica gradita agli azionisti e modo di impiego della liquidità per le aziende.

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In Europa, i mercati hanno anticipato l’inizio del Quantitative Easing della BCE che inizierà questo mese, aggiornando nuovi massimi sull’azionario e minimi di rendimento sui Titoli di Stato.

BTP decennali all’1,32% di rendimento e spread con il Bund tedesco sui 100 punti base. Le distorsioni da liquidità sono tali che il decennale del Portogallo, con rating non investment grade, rende l’1,82%, meno del decennale USA, di rating molto più elevato, appena sopra il 2%.

La liquidità rimane dunque il driver principale dei mercati, così forte da far sbiadire i dati macroeconomici e dimenticare i rischi geopolitici.

All’inizio di Febbraio, in un’intervista con BBC News, Greenspan si è pronunciato anche sul tema Grecia, prevedendo che la Grecia dovrà lasciare l’Eurozona: “penso che alla fine la Grecia dovrà uscire (dall’Eurozona). È solo questione di tempo prima che ognuno capisca che l’uscita è la migliore strategia”.

LA PAZIENZA E’ LA VIRTU’ DEI FORTI, MA ANCHE LA PAZIENZA HA UN LIMITE

La Presidente della Federal Reserve Janet Yellen, preparando il terreno per un possibile futuro rialzo nel corso dell’anno, ha detto che la banca centrale USA potrebbe abbandonare il proprio impegno alla “pazienza” (dei comunicati precedenti) nel timing sul rialzo del tassi d’interesse. L’abbandono di tale termine non vincolerebbe la Fed a un rialzo dei tassi immediato, ma segnalerebbe di esser pronti alla possibilità di ritocco dei tassi in qualsiasi futura riunione della banca centrale.

EURO: NUOVA DIREZIONALITA’ IN MARZO?

Si sente spesso parlare di spread BTP-Bund, ma più raramente viene citato lo spread tra il TNote, decennale USA, e il Bund decennale Germania, ai massimi almeno degli ultimi 15 anni.

Il Titolo decennale USA, al 2,02%, rende quasi sette volte di più del suo omologo tedesco, allo 0,3%.

La politica divergente di FED e BCE, la prima che guarda un prossimo rialzo dei tassi d’interesse, la seconda che sta per immettere nuova liquidità con il programma Quantitative Easing, ha favorito l’apprezzamento del Dollaro USA sia nel confronti dell’Euro che delle alter principali valute.

I tassi d’interesse a breve, negativi sull’Euro, hanno reso la moneta dell’Eurozona una perfetta valuta da carry-trade, valuta in cui finanziarsi per acquistare valute con un maggiore rendimento. Stesso fenomeno che si è verificato sul Franco Svizzero.

I carry-trade sono un’attività speculativa, redditizia, ma rischiosa. È dunque lecito attendersi una correlazione inversa fra Euro/Dollaro USA e andamento dei mercati azionari, cosa che in parte si è già verificata: l’Euro è sceso con mercati al rialzo e potrebbe apprezzarsi in caso di scenari avversi.

Nel mese di febbraio l’Euro è rimasto, come da attese, privo di direzionalità, con un’oscillazione compresa fra 1,1532 e 1,1175. Il mese corrente è iniziato con una rottura al ribasso del mese di febbraio, 1,1160, segnale negativo, ma i minimi di gennaio in area 1,1098, sono per ora ancora inviolati.

Apertura e chiusura del mese di febbraio, 1,1282 e 1,1197, ravvicinate fra loro, indicano l’indecisione del mercato sulla prosecuzione del movimento al ribasso o un possibile rimbalzo tecnico. Con febbraio, si è registrata la più lunga serie di chiusure successive negative, dall’introduzione dell’Euro.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Monitoriamo attentamente la dinamica del cambio Euro/Dollaro USA, con attenzione ai livelli

1.1530 e 1.1098, oltre ai quali dovrebbe arrivare nuova direzionalità. Nel breve, prime indicazioni arriveranno sotto 1,11, con obiettivo 1,09-1,0850. O sopra 1,1250, con obiettivo 1,135-1,15. Sopra 1,1530, segnale di rimbalzo tecnico con obiettivo 1,1660-1,18- 1,1970. Ci manteniamo per il momento neutrali, con l’idea di cogliere un probabile rimbalzo tecnico, dopo il test dei livelli sopra indicati.

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Quanto ai mercati azionari e obbligazionari, ricordano sempre più la figura dell’eroe omerico Achille, semi-divino e invincibile, ma con un punto debole mortale, il tallone (dei tassi d’interesse).

Buona settimana a tutti!

Fonte: BONDWorld.it

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