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MC: Petrolio, tra BCE e Fed. Decisioni della BCE e prospettive.

Digerita la conferenza stampa della BCE di giovedì 3 dicembre, il mercato si trova ora di fronte al tema del petrolio, crollato fino a 36,60 dollari al barile minimi dal 2009…..


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


La reazione di sdegno alle decisioni della BCE settimana scorsa è stata dovuta alle attese smisurate del mercato, più che alle scelte dell’istituto di Francoforte che, fino a qualche tempo fa, avrebbero generato un’altra ondata di euforia.

La BCE ha lasciato il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali invariato allo 0,05%, ma ha abbassato il tasso di deposito al -0,30%, dal precedente -0,20%, cosa in linea con l’attesa del mercato, che scontava al 100% un taglio di 10   punti base e 80% di probabilità di un taglio di 15 punti base (la differenza di 5 punti base, il primo motivo di delusione). Manovra leggermente inferiore alle attese, ma chiaramente espansiva. Quindi, favorevole ai mercati.

Come se non bastasse, l’istituto centrale ha prolungato la durata del piano di stimoli monetari fino almeno a marzo 2017 (anziché settembre 2016). Ha poi inserito fra i Titoli acquistabili anche i bond locali e regionali cosa che, per un certo   tempo, fugherà i timori della “scarsità di  Titoli” acquistabili dalla BCE. La BCE aveva infatti stabilito nel regolamento del programma di acquisti di non comprare Titoli con rendimento inferiore al -0,20% e il calo dei rendimenti sotto il -0,20% di  buona parte dei bond europei di qualità aveva impensierito gli operatori.

(“Come farà la BCE?”). La risposta è arrivata.

Ulteriore forma di stimolo monetario sarà il reinvestimento delle cedole dei Titoli in altri Titoli, sulle orme della Banca Centrale USA (su questo tema la BCE darà dettagli operativi in futuro). Tutte manovre a favore dei mercati. La reazione è  stata invece inizialmente drammatica, con indici azionari in calo di oltre il 3%, Euro risalito da 1,05 alla soglia di 1,10 in poche ore e rendimenti sui governativi in forte risalita.

Sarà per il periodo natalizio, sarà per auto illusione, buona parte degli operatori si aspettava evidentemente un Presidente Mario Draghi che, travestito da Babbo Natale, aumentasse l’entità degli acquisti mensili o tirasse fuori qualche nuovo coniglio dal cappello. Per fortuna, così non è stato. Una volta di più, Draghi si è distinto dagli altri banchieri centrali per massima professionalità, sostenendo ancora il mercato, ma al contempo tenendosi delle munizioni e altro margine di manovra per il futuro. Perché mai un’istituzione che ha il ruolo cardine della stabilità dei prezzi avrebbe dovuto drogare il mercato, già sui massimi, con un regalo di Natale spropositato, con settore un manifatturiero e dei servizi europeo sui  valori massimi degli ultimi 54 mesi, nel mese di novembre?

Agli antipodi, è il comportamento della banca centrale Giapponese, che sta suscitando inquietudini sempre maggiori. La Banca del Giappone a furia di acquistare Titoli, ha accumulato oltre la metà degli ETF quotati nel Paese, rendendo il  mercato pericolosamente illiquido, e Titoli per una quantità pari al 69% del prodotto interno lordo del Paese, più di Fed, BCE e Bank of England messe insieme, riporta Bloomberg. La stessa Banca Centrale del G appone, nella sua ultima  conferenza stampa del 7 dicembre (link qui di seguito) ha ammesso di non poter continuare a sostenere lo stesso ritmo di acquisti di Titoli come nei due anni scorsi, essendo ormai già sottoscrittrice di gran parte dei Titoli in circolazione.

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La decisione della BCE ha avuto l’effetto immediato di risollevare il cambio dell’Euro nei confronti del Dollaro USA che, rafforzatosi troppo negli ultimi mesi, stava mettendo in difficoltà le aziende americane, già sotto pressione per il calo delle  materie prime. Impensabile immaginare un mercato azionario USA che crolla, con profitti in calo, e un’Europa al rialzo!

Infine, altro aspetto positivo della gradualità della BCE, il raggiungimento dell’inflazione in tempi non troppo veloci salvaguarderà il settore obbligazionario, che invece sarebbe spaventato da uno scenario di rapido aumento dei prezzi (e da una conseguente revisione al rialzo dei tassi d’interesse). Il “vero” evento sarà, il 16 dicembre, la decisione della Federal Reserve che dovrebbe  accingersi al primo rialzo dei tassi d’interesse, dopo quasi un decennio, e si trova alle prese con il dilemma dell’inflazione, sui minimi, anche per il calo dei prezzi dell’energia.

Venerdì 4 dicembre, l’Opec, anziché tagliare la produzione come molti si aspettavano, ha aumentato il tetto della produzione da 30 a 31,5 milioni di barili al giorno. L’effetto è stato quello di un immediato calo dei prezzi di petrolio e gas naturale, entrambi sui minimi degli ultimi anni.

Operativamente e per concludere

Finché le banche centrali manterranno una politica monetaria accomodante, come pare, lo scenario continuerà a premiare il mercato azionario mentre i bond saranno sostenuti dagli acquisti delle banche centrali. Aumenterà però la volatilità. L’estrema dipendenza dei mercati dalle decisioni delle banche centrali li rende sempre più vulnerabili in caso di sorprese (come si è visto dopo la conferenza di giovedì scorso della BCE). A questo si aggiunge l’incertezza che c ontinua ad arrivare, a fasi alterne, dallo scenario geopolitico e dallo stress del settore delle materie prime e dell’energia e dei Paesi che le producono e le esportano, dove per le aziende diventa sempre più difficile fare dei budget a fronte di oscillazioni   estreme nei prezzi delle commodities.

La preoccupante svolta a destra della Francia, le prossime elezioni in Spagna del 20 dicembre, l’aggrovigliata situazione mediorientale con l’intervento militare internazionale, il rallentamento cinese sono possibili catalizzatori di “imprevisti” che  potrebbero, prima o poi, riflettersi sull’andamento dei mercati.

Questo scenario risulta molto compatibile con improvvisi “crash” seguiti da recuperi altrettanto veloci grazie alla liquidità ancora abbondante. La strategia dunque va calibrata con ancora maggior attenzione in base alla propensione al rischio individuale.

Sul cambio Euro/Dollaro USA, il livello 1,050 è diventato pavimento di cruciale importanza che ripristina le probabilità di un recupero dell’Euro nel confronti del Dollaro. Proprio perché pavimento importante, se 1,05 dovesse invece cedere,   potremmo aspettarci discese ben sotto la parità (in area 0,90).

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La discesa dei prezzi delle commodities sta creando opportunità molto interessanti su bond denominati nelle valute dei Paesi produttori di materie prime, sui minimi degli ultimi anni.

Avremo occasione di approfondire nelle prossime.

Nel frattempo, vedremo come la Federal Reserve gestirà il delicatissimo momento del primo rialzo dei tassi d’interesse, che quasi tutti si aspettano il 16 dicembre.

Buon fine settimana a tutti!

Fonte: BONDWorld.it

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