L’indice di fiducia delle piccole imprese rilevato dall’NFIB a giugno cala più delle attese e scende a 91,4 da 94,4, tornando sui minimi da ottobre 2011……
Lo spaccato dell’indagine è decisamente negativo, con un calo della percentuale netta di imprese che intendono assumere (a 3% da 6% di maggio), e di quelle che intendono aumentare la spesa per investimenti (a 21% da 24% di maggio). Le aspettative su economia e vendite sono di un peggioramento. Il capo economista dell’NFIB sottolinea l’opinione diffusa fra le imprese di uno scenario economico in peggioramento. L’indagine è in linea con le indicazioni recenti di rallentamento della crescita, dei prezzi e della dinamica occupazionale. Ogni nuova informazione congiunturale aumenta la probabilità di nuovo stimolo monetario da parte della Fed entro l’estate.
La bilancia commerciale a maggio chiude con un deficit di -48,7 mld di dollari, da -50,6 mld di aprile (rivisto da 50,1 mld). La chiusura del deficit in termini nominali è dovuta al calo del prezzo del petrolio. Il saldo al netto del petrolio, infatti, si allarga a 23,7 mld da 22,5 mld di aprile. In termini reali il saldo si chiude a 47,98 mld da 48,6 mld di aprile; i dati indicherebbero un modesto contributo negativo del canale estero alla crescita del PIL nel 2° trimestre. Le esportazioni nominali a maggio aumentano di 0,2% m/m e per i beni sono invariate sul mese, con un ampio calo per i beni di consumo (-1,2% m/m) a fronte di un aumento per i beni capitali (+1,6% m/m). In termini reali, le esportazioni di beni aumentano a un ritmo solido (+1% m/m).
Le importazioni calano di -0,7% m/m, con una contrazione di -0,8% m/m per i beni. Al netto del petrolio l’import di beni aumenta di 1,1% m/m, spinto dai beni capitali (+3,1% m/m); le importazioni di beni di consumo calano di -0,9% m/m. I dati danno indicazioni positive per gli investimenti: il commercio internazionale ha tenuto a maggio per i beni capitali; tuttavia il calo di import e export di beni di consumo conferma la diffusione a livello globale del rallentamento della domanda di consumi.
I prezzi all’import a giugno sono calati molto più del previsto, con una contrazione di -2,7% m/m, dopo -1,2% m/m (rivisto da -1% m/m). La variazione tendenziale crolla a -2,6% a/a da -0,5% a/a di maggio. Anche a giugno gran parte del calo dei prezzi è legato alla componente energetica: il petrolio registra una discesa di -10,5% m/m a maggio, la terza contrazione consecutiva. Anche gli alimentari correggono ampiamente (-1% m/m). Al netto del petrolio i prezzi scendono di -0,3% m/m, anche grazie al rafforzamento del dollaro. I prezzi dei beni capitali scendono di -0,2% m/m, quelli dei beni di consumo di -0,1% m/m. In termini di origine, la correzione più ampia è quella per i beni importati dal Canada (-2,9% m/m); per l’import dall’Unione Europea il calo è di -0,7% m/m, mentre i prezzi dei beni cinesi sono invariati su base mensile.
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 7 luglio calano più di quanto atteso scendendo a 350 mila da 376 mila della settimana precedente. La correzione è influenzata dalla volatilità delle chiusure degli stabilimenti automobilistici per la manutenzione estiva degli impianti. Secondo il Labor Department la distorsione che vizia il dato della settimana scorsa verrà gradualmente eliminata nelle prossime settimane, rendendo difficile interpretare i dati relativi al mercato del lavoro nel mese di luglio. I sussidi esistenti scendono di 14 mila a 3,3 mln nella settimana conclusa il 30 giugno. I sussidi estesi con i fondi federali di emergenza nella settimana conclusa il 23 giugno vedono una riduzione di 13100 a 2,65 mln; questi sussidi continueranno a calare fino a sparire, visto che l’estensione con i fondi federali sarà esaurita entro fine 2012. I dati, benché sembrino molto incoraggianti, vanno complessivamente letti con cautela per via della distorsione temporanea verso il basso.
Italia. La produzione industriale è rimbalzata dello 0,8% m/m a maggio dopo il deciso calo (-2% m/m) di aprile. Il dato ha battuto le più rosee previsioni. Di conseguenza, l’output corretto per i giorni lavorativi risulta in territorio meno negativo su base annua, a -6,9% dal -9,3% precedente. Il dettaglio è assai meno confortante, in quanto mostra un calo dello 0,6% per i beni di consumo (-3% i durevoli) e un recupero molto modesto per beni strumentali e intermedi (di appena tre decimi dopo -2% e -2,5% rispettivamente); solo la produzione energetica è cresciuta significativamente (per il secondo mese consecutivo, di 1,7%). Il sospetto è che il dato sia viziato da problemi di destagionalizzazione che possono aver affossato il dato di aprile (vista la Pasqua “bassa”) e viceversa determinato un recupero a maggio; a prima vista sembrano aver pesato meno delle attese gli effetti del terremoto in Emilia. In ogni caso, l’intonazione delle indagini e il persistere di una politica fiscale e condizioni finanziarie restrittive segnalano che si tratta con ogni probabilità di un rimbalzo temporaneo. Ci aspettiamo che la produzione torni a calare già a giugno, complici gli effetti della seconda e più significativa ondata sismica (avutasi tra il 29 maggio e il 3 giugno dopo il primo evento del 20 maggio).
Francia. La produzione industriale a maggio è scesa più delle attese. Sul mese la contrazione è stata pari al -1,9%, contro un consensus posizionato per una discesa dell’1%, rispetto al +1,4% di aprile. Sull’anno, il calo è stato pari a -3,5%, contro il +0,8% del mese precedente. In flessione sia la produzione manifatturiera (-1% m/m) sia la produzione di energia (-7,3%).
L’intonazione degli indici di fiducia fa propendere per il proseguimento dell’attuale debolezza dell’attività produttiva anche nei prossimi mesi.
Francia. L’inflazione di giugno è scesa all’1,9% dal 2% di maggio, come atteso; sul mese l’indice dei prezzi al consumo ha sperimentato una stabilizzazione rispetto al calo dello 0,1% del mese precedente. L’inflazione armonizzata ha invece sperimentato una resilienza maggiore di quanto previsto: è rimasta infatti stabile al 2,3%, contro un’attesa del 2,2%; sul mese l’indice dei prezzi al consumo armonizzato è stato in rialzo di un decimo, dopo il -0,1% di maggio e contro il consensus che propendeva per una stabilizzazione. L’inflazione, secondo quanto rilevato dall’INSEE, è stata calmierata dal calo dei prezzi dell’energia; sono invece saliti i prezzi dei servizi
(legati al turismo in particolare) e alimentari. Le prospettive sono per il proseguimento della moderazione dell’inflazione nella seconda parte dell’anno, a causa della debolezza della domanda interna.
La produzione industriale è risalita a maggio dello 0,6% dopo il calo di -1,1% ad aprile. La variazione tendenziale è scesa a -2,8%, rispetto a -2,4% di aprile. Il rimbalzo è stato trainato da Germania, Spagna e Italia, che hanno più che controbilanciato la flessione avutasi in Francia.
Tutti i settori al di fuori dell’energia hanno mostrato un rialzo (beni di consumo non durevoli in primis). Il dato non modifica il trend per l’attività produttiva, in rotta per una contrazione di 0,6% t/t nel trimestre primaverile.
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