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UBS WM : Reazioni a catena interrotte

UBS WM : In questo periodo il mercato obbligazionario e quello azionario sembrano riflettere scenari differenti:

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


le obbligazioni hanno registrato una correzione a causa dell’inflazione, alimentata dalla guerra in Iran, e dal conseguente incremento dei rendimenti; al contrario, le borse appaiono focalizzate sul tema dell’intelligenza artificiale e non sembrano particolarmente preoccupate dall’azione delle banche centrali.

La relazione tra i rendimenti obbligazionari a medio-lungo termine, in particolare quelli dei titoli di Stato come Treasury e Bund, e la performance dei mercati azionari rappresenta una delle dinamiche più affascinanti e complesse della finanza.

I rendimenti obbligazionari riflettono infatti l’andamento del ciclo economico (crescita, tassi d’interesse, inflazione), ma costituiscono anche il punto di partenza per determinare il tasso di sconto utilizzato nella valutazione delle società quotate per attualizzare gli utili attesi.

Per questa ragione, spesso si osserva una correlazione negativa: rendimenti più elevati tendono a tradursi in multipli di utili più bassi, mentre rendimenti in calo favoriscono l’applicazione di multipli più elevati e, quindi, un rialzo dei mercati azionari.

Tuttavia, questa relazione non è sempre lineare e dipende in larga misura dalle cause che determinano il movimento dei rendimenti. Se l’aumento dei rendimenti riflette una buona crescita economica, i mercati azionari possono tenere.

Ad esempio, tra il 2016 e il 2017, durante una fase di normalizzazione della politica monetaria statunitense, i rendimenti decennali sono saliti dall’1,5% al 3,2%, ma i mercati azionari hanno continuato a crescere grazie a una robusta espansione economica. Dinamiche simili si sono osservate anche nei periodi 2004-2006 e 2010-2011.

Se invece il rialzo è guidato da inflazione e aspettative di politiche monetarie restrittive, le azioni soffrono, soprattutto nei settori più sensibili ai tassi come tecnologia, immobiliare e utility.

Un esempio recente è il 2022, tra gennaio e novembre i rendimenti decennali statunitensi sono passati dall’1,5% a oltre il 4%, mentre l’S&P 500 ha subito perdite a doppia cifra. Un altro episodio significativo è stato il «taper tantrum» del 2013, letteralmente il capriccio dei mercati di fronte alla normalizzazione della politica monetaria da parte della Federal Reserve (Fed).

Questi precedenti suggeriscono l’esistenza di reazioni a catena che, in parte, possono essere anticipate. Tuttavia, da fine febbraio tali meccanismi sembrano essersi interrotti: il prezzo del petrolio è aumentato di oltre 30 dollari al barile, le aspettative d’inflazione hanno fatto salire i rendimenti obbligazionari, ma la borsa ha registrato i nuovi massimi.

Infatti, da fine febbraio il Treasury decennale è passato dal 4% al 4,6%, livelli che non si vedevano dalla fine del 2007. L’incremento del rendimento del BTP è stato analogo, superando il 3,9%, mentre quello del Bund ha raggiunto il 3,2%.

Parallelamente, le aspettative sulla crescita economica si sono ridimensionate: secondo Consensus Economics Inc., le stime degli economisti per il 2026 sono scese dal 2,6% al 2,1% per gli Stati Uniti, dall’1,1% allo 0,7% per la Germania e dallo 0,8% allo 0,5% per l’Italia.

Nonostante ciò, le borse hanno raggiunto nuovi massimi: sempre da fine febbraio l’indice americano S&P 500 è salito di quasi l’8% e l’Eurostoxx 50 si è mantenuto sugli stessi valori, mostrando una sorprendente resilienza rispetto all’aumento dei tassi. In particolare, sono cresciuti soprattutto i settori più sensibili ai tassi, come la tecnologia.

L’interruzione di queste reazioni a catena rende più complesso navigare i mercati e accresce l’incertezza, obbligando gli investitori a basare le proprie scelte soprattutto sulle aspettative.

Essendo il mercato più importante, occorre guardare in primis agli Stati Uniti: anche se l’inflazione è salita al 3,8% ad aprile, il nuovo Presidente della Fed, Kevin Warsh, probabilmente darà priorità al mercato del lavoro e il tasso di disoccupazione è salito al 4,3%.

Se la banca centrale americana manterrà i tassi invariati nel breve termine, e magari li ridurrà tra dicembre e marzo, bloccare i rendimenti attualmente elevati su obbligazioni di qualità (soprattutto a breve e media scadenza) dovrebbe rappresentare un’opportunità. Lo stesso ragionamento vale per le obbligazioni di qualità nell’area euro, dove il mercato sconta aumenti dei tassi che appaiono improbabili alla luce dei risicati tassi di crescita.

Anche per il mercato azionario, le decisioni delle banche centrali saranno determinanti, insieme all’andamento degli utili. Con quasi il 90% delle società dell’S&P 500 che ha già pubblicato i risultati, gli utili del primo trimestre sono cresciuti di oltre il 15% su base annua. Gran parte di questa crescita è legata agli investimenti in conto capitale nell’intelligenza artificiale, che resta quindi un osservato speciale per i prossimi trimestri.

Riteniamo pertanto che le azioni globali siano ancora attraenti nel medio termine, ma consigliamo di diversificare l’esposizione oltre i colossi tecnologici. Abbiamo inoltre ridotto l’esposizione ai mercati più sensibili all’energia, come Europa e India, ma restiamo positivi sulla maggior parte dei mercati azionari globali.

Fonte: InvestmentWorld.it


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