Dibattito acceso alla riunione di marzo su tempi e condizioni della svolta: “diversi” partecipanti propendevano per giugno, “altri” per una data più avanti nell’anno. I dati sono sovrani. …
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I verbali della riunione del FOMC di marzo riportano l’ampio dibattito sulla svolta dei tassi, che ha riguardato diversi punti chiave: quali fattori determineranno la svolta, quando attuare il primo rialzo, e infine come attuare la normalizzazione dei tassi dal punto di vista operativo.
Per quanto riguarda le condizioni per la svolta, i verbali non danno molte informazioni oltre a quelle già disponibili dalla conferenza stampa di Yellen e dai molti discorsi delle ultime settimane: 1) ulteriore miglioramento del mercato del lavoro e 2) “ragionevole fiducia” che l’inflazione sia su un sentiero che porta verso il 2% sono le condizioni necessarie per la svolta. I verbali sottolineano che non c’è un “criterio semplice” per la determinazione della svolta, anche se ripetono quanto detto da Yellen, e cioè che per la svolta non sarà necessario vedere l’inflazione o la crescita salariale aumentare; l’importante che non siano in calo.
Sul fronte dei tempi della svolta, i verbali riportano i termini del dibattito in modo forse più esplicito e preciso di quanto atteso e mostrano una spaccatura interna in tre campi. Ovviamente il dibattito è condizionato alle informazioni disponibili al 17-18 marzo (cioè prima dell’employment report di marzo). “Diversi partecipanti” pensavano che lo scenario e i dati probabilmente avrebbero giustificato un rialzo a giugno; tuttavia, “altri” invece ritenevano che gli effetti sull’inflazione del calo dei prezzi energetici e del rafforzamento del dollaro nel breve termine avrebbero reso appropriato attendere “fino a più tardi nell’anno” prima di alzare i tassi.
Infine, “un paio” di partecipanti ritenevano che le condizioni non avrebbero giustificato la volta dei tassi prima del 2016. La dimensione relativa dei due gruppi, uno a favore di un possibile rialzo a giugno e l’altro incline ad aspettare la parte finale dell’anno, sarà ovviamente influenzata dall’evoluzione dei dati. Non c’è dubbio che un altro employment report con una dinamica occupazionale molto al di sotto di 200 mila determinerebbe con ogni probabilità uno spostamento in avanti dell’inizio della normalizzazione, mentre aumenti di occupati fra i 200 e 250 mila, con l’inflazione core stabile o in modesto rialzo potrebbero rendere più probabile la svolta a giugno. Su questo punto i dati restano sovrani e il FOMC deciderà effettivamente “di riunione in riunione”, senza impegni predeterminati.
Infine, per la gestione operativa della svolta, i verbali dedicano ampio spazio alla discussione sull’utilizzo degli strumenti disponibili e sull’opportunità di dare indicazioni e regole per la gestione del “corridoio” dei tassi, ma concludono sottolineando che la flessibilità, almeno all’inizio della normalizzazione, deve restare un elemento essenziale. La dimensione del corridoio dei tassi (delimitato da tasso sui reverse repo e tasso sulle riserve in eccesso), il tetto all’ammontare delle operazioni di reverse repo, il ricorso a depositi e repo a termine saranno determinati in risposta alla reazione dei mercati, con l’obiettivo di controllare al meglio il tasso effettivo sui fed funds.
In conclusione, i verbali confermano che il FOMC sta attivamente discutendo sulla svolta, ma evidenziano con forza che i dati e le condizioni finanziarie saranno i fattori determinanti per i tempi della svolta stessa e per il successivo sentiero dei tassi. Occhio ai dati, quindi, nei prossimi due mesi: giugno non è ancora fuori gioco, ma l’employment report di marzo ha alzato significativamente l’asticella per una svolta fra due riunioni.
Il FOMC ha tempo per valutare il flusso dei dati di aprile e maggio e leggere l’interpretazione che ne dà il Comitato. Dudley, in un discorso dopo i payrolls di marzo, ha detto che le intenzioni della Fed sono di agire in modo “conservativo” e che ci sono “forti argomenti per essere un po’ sul lato del ritardo” nel rialzo dei tassi. Tuttavia, Dudley ha anche rilevato che l’employment report di marzo è “un mese singolo” e non si dovrebbe prendere “un grande segnale dal 126 mila”. Nella prossima settimana ci saranno diversi discorsi da parte di altri esponenti del FOMC, ma il market mover principale saranno le vendite al dettaglio di marzo.
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