Amchor IS : Anche se l’inflazione continuerà probabilmente a scendere nei prossimi mesi, riteniamo che la Fed non potrà abbassare i tassi di interesse più di due o tre volte nel 2024.
A cura di Alvaro Sanmartin, Chief Economist, Amchor
In primo luogo, perché l’economia continua a mostrare una crescita molto dinamica, il che potrebbe significare che la politica monetaria non è così restrittiva come potrebbe sembrare. In secondo luogo, perché questa forte crescita si verifica in un contesto di disoccupazione molto bassa, il che aumenta il rischio che una domanda robusta possa tradursi in una ripresa delle pressioni sui prezzi. In terzo luogo, perché un’eventuale ripresa dell’inflazione potrebbe disancorare le aspettative di prezzo dei consumatori e delle imprese. In quarto luogo, perché non è del tutto corretto affermare che il significativo calo dell’inflazione degli ultimi mesi si traduce automaticamente in tassi reali significativamente più elevati e quindi in una politica monetaria sempre più restrittiva. Infatti, dato che le aspettative di inflazione a medio e lungo termine sono rimaste ben ancorate, i tassi reali “ex ante” (calcolati come tasso nominale meno inflazione attesa) non stanno affatto mostrando lo stesso comportamento dei tassi “ex post” (questi ultimi calcolati sulla base dell’inflazione passata).
Allo stesso tempo, non va dimenticato che le condizioni finanziarie dipendono anche da altre variabili come il premio per il rischio azionario o gli spread di credito. Se si tiene conto di questi altri elementi, negli ultimi mesi si è osservato un notevole allentamento delle condizioni finanziarie.
Non dobbiamo nemmeno perdere di vista il fatto che i prezzi dei servizi sono ancora piuttosto forti e che il significativo calo dell’inflazione di fondo osservato da diversi mesi a questa parte è dovuto principalmente alla deflazione dei beni che potrebbe non essere sostenibile in futuro. Anche se è vero che la produttività ha chiaramente accelerato nel 2023, è anche vero che i salari continuano a crescere in modo abbastanza dinamico.
Per quanto riguarda invece l’Eurozona, diversi fattori ci inducono a scommettere su una ripresa della crescita economica nell’area quest’anno. Da un lato, i consumi privati godranno di una spinta non trascurabile: salari in crescita nettamente superiore all’inflazione, livelli di disoccupazione molto bassi in termini storici, situazione di bilancio molto sana da parte delle famiglie. Dall’altro, la fine del processo di aggiustamento al ribasso delle scorte nell’industria potrebbe diventare, prima o poi, un vento favorevole per un settore che è stato molto depresso per tutto il 2023.
Allo stesso tempo, dal punto di vista della politica economica, i tassi di interesse reali rimangono a livelli moderati e, pertanto, non dovrebbero rappresentare un ostacolo insormontabile per lo sviluppo economico dell’Eurozona quest’anno. Per il resto, in un contesto di crescita economica sana, salari dinamici e calo solo graduale dell’inflazione, riteniamo che la Bce sceglierà di non abbassare i tassi di interesse più di due o tre volte nel corso del 2024.
Guardando ai mercati emergenti, molte economie, soprattutto in Asia, continuano a mostrare prospettive incoraggianti, dato che sono di nuovo in grado di crescere nettamente al di sopra della media del mondo sviluppato, in un contesto di notevole stabilità macroeconomica.
Sul fronte Cina, non escludiamo affatto che Pechino possa sorprendere al rialzo quest’anno, per diversi motivi. Le autorità monetarie e fiscali sono più attive rispetto al 2023, il settore immobiliare, pur continuando ad aggiustarsi al ribasso, difficilmente si contrarrà tanto quanto l’anno scorso. Inoltre, come in Europa, il processo di aggiustamento al ribasso delle scorte potrebbe essere giunto al termine e almeno per il momento, il confronto “geopolitico” con gli Stati Uniti sembra aver perso parte della sua intensità. Infine, i dati macro più recenti, pur non essendo esaltanti, puntano nella giusta direzione
L’economia giapponese continua a fornire il giusto contesto affinché la BoJ possa portare avanti il processo di normalizzazione della politica monetaria nella prima parte dell’anno. La crescita rimane al di sopra del potenziale, la disoccupazione è molto bassa, le aspettative di inflazione sono aumentate in modo apparentemente sostenibile, l’inflazione al netto dell’energia e dei generi alimentari è da tempo al di sopra dell’obiettivo del 2%. Di fatto, l’unico fattore che manca alla BoJ per sentirsi abbastanza tranquilla da iniziare a ridurre il grado di espansione monetaria è che i salari crescano al di sopra dell’inflazione, cosa che potrebbe verificarsi dopo i negoziati tra sindacati e datori di lavoro di marzo-aprile.
View di mercato
Titoli di Stato: continuiamo a diffidare del rischio di duration sia in Europa sia negli Stati Uniti e preferiamo quindi concentrare le esposizioni sulla parte breve delle curve. Per quanto riguarda il Giappone, prevediamo che il rendimento dei titoli decennali tenderà a salire sensibilmente tra 3-6 mesi.
Azioni: poiché riteniamo che Stati Uniti ed Europa eviteranno la recessione, in un contesto di tassi reali strutturalmente elevati, continuiamo a ritenere che il segmento value/ciclico del mercato (comprese le banche europee) dovrebbe performare meglio del segmento growth/difensivo. Dal punto di vista geografico, favoriamo i mercati europei e asiatici a quelli statunitensi. Per il resto, ci piace anche il segmento delle piccole imprese negli Stati Uniti.
Credito: continuiamo a favorire le obbligazioni societarie perché nel nostro scenario macro centrale i tassi di default non dovrebbero aumentare troppo. In ogni caso, dato che gli spread non sono particolarmente elevati, continuiamo a ritenere che abbia senso combinare l’esposizione al credito con posizioni ben selezionate in titoli di Stato emergenti in valuta locale.
Valute: continuiamo a detenere solo posizioni moderate in dollari perché riteniamo che il differenziale di crescita tra Stati Uniti ed Europa si ridurrà sensibilmente nel 2024. Allo stesso tempo, manteniamo una view positiva su valute come corona norvegese, dollaro neozelandese o dollaro australiano; continuiamo inoltre ad apprezzare le valute dei mercati emergenti con una buona governance macro e prospettive di crescita favorevoli.
Fonte : InvestmentWorld.it
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