Federated Hermes : Gli istituti finanziari non depositari, noti anche come istituti finanziari non bancari, sono diventati l’ultimo argomento di discussione nei mercati, con il rischio di credito tornato sotto i riflettori a seguito dei recenti fallimenti delle società statunitensi di credito automobilistico First Brands e Tricolor.
A cura di Filippo Alloatti, Head of Financials for Credit di Federated Hermes
Questi eventi hanno riacceso l’attenzione nei confronti degli istituti finanziari non bancari, in particolare sul private credit e sui suoi legami con il private equity, anche se, per oltre due anni, il settore ha dominato i titoli dei media finanziari.
Prevediamo che un numero maggiore di banche, sia negli Stati Uniti che in Europa, inizierà a rivelare “gli scheletri nell’armadio”, poiché questi sviluppi potrebbero portare a una revisione più approfondita dei portafogli prestiti.
È ancora troppo presto per dire se eventuali nuove “sorprese” spaventeranno il mercato. Le notizie della scorsa settimana sugli accantonamenti e l’aumento dei prestiti attraverso la Standing Repo Facility della Fed hanno avuto proprio questo effetto. Sicuramente ci sarà una maggiore attenzione ai rischi micro, rispetto a quelli macro, e la propensione al rischio dei prestatori sarà rivista. Questo è un segno del buon funzionamento dei mercati.
A livello settoriale, ci sono quattro fattori chiave che continuano a sostenere i titoli finanziari europei:
- un contesto di tassi di interesse più favorevole rispetto al periodo pre-Covid19
- una qualità degli attivi relativamente buona
- una dinamica di selezione che favorisce il credito privato, dovuta al fatto che le banche non concedono prestiti a determinati mutuatari e gli SRT
- un regime normativo rigoroso nell’Unione Europea, soprattutto se confrontato con quello degli Stati Uniti, dove l’attenzione normativa tende a concentrarsi sulle banche di maggiori dimensioni.
Fonte: InvestmentWorld.it
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