Nuveen : Le motivazioni a favore di un nuovo aumento dei tassi dopo quello di giugno sono state complicate dalla recente escalation nello Stretto di Hormuz.
A cura di Laura Cooper, Head of Macro Credit e Global Investment Strategist per Nuveen
È probabile che la BCE mantenga i tassi invariati a luglio, ma conservi un tono da “falco”, preservando così la flessibilità per un ulteriore stretta qualora le rinnovate tensioni dovessero spingere al rialzo i prezzi dell’energia.
L’inflazione si è attestata su livelli più contenuti rispetto a quanto si temesse, le componenti dei prezzi degli indici PMI non mostrano segnali di riaccelerazione e i dati sui prezzi alla produzione confermano che le pressioni sui costi a monte stanno sfumando. Questo rafforza le ragioni per una pausa questo mese. La complicazione è rappresentata dai nuovi ostacoli ai flussi delle materie prime, che rischiano di riaccendere le pressioni sui prezzi energetici proprio mentre la BCE stava acquistando fiducia nel percorso di disinflazione. Il Consiglio Direttivo sarà riluttante a mostrare tranquillità finché tale incertezza rimarrà attuale.
La reazione dei mercati delle materie prime a questi ultimi stravolgimenti sarà fondamentale. Un rialzo prolungato rafforzerebbe le posizioni dei falchi e rimetterebbe fermamente sul tavolo un aumento dei tassi a settembre.
Il rialzo di giugno era stato giustificato principalmente da motivi legati all’energia, e l’energia rimane la variabile che determinerà le prossime mosse. È probabile che Lagarde riconosca il miglioramento del quadro inflazionistico, segnalando al contempo il rischio geopolitico e le dinamiche salariali come motivi per cui il Consiglio non è ancora pronto a considerare la manovra di giugno come un caso isolato.
Per i mercati dei tassi d’interesse, il fatto di mantenere invariati i tassi presentandolo come una pausa temporanea anziché come la fine del ciclo di stretta è chiaramente meno favorevole per la parte a breve termine rispetto a quanto lo sarebbe uno scenario di tassi invariati con un tono decisamente da “colomba”. La situazione a Hormuz rappresenterà verosimilmente un freno a qualsiasi rally dei tassi nel breve termine, anche se riteniamo che le stime che prevedono più di un ulteriore rialzo quest’anno rimangano eccessive, dati i rischi di crescita che accompagnerebbero una simile mossa.
Fonte : InvestmentWorld.it
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