PIMCO : Per gli investitori azionari, la domanda è relativamente semplice: chi vincerà la corsa all’IA? Per gli investitori nel credito, la questione è più articolata: gli spread offrono una remunerazione adeguata rispetto all’ampio ventaglio di rischi insiti nel finanziare questo processo di espansione?
A cura di Lotfi Karoui, Multi-Asset Credit Strategist di PIMCO
Il buildout dell’infrastruttura dell’IA rappresenta un unico grande trade nel credito? Finora, il mercato sembra pensarla così. La dispersione degli spread — ovvero le differenze nei costi di finanziamento tra gli emittenti — lungo la catena di finanziamento rimane contenuta, nonostante le marcate differenze nei rischi sottostanti. Il quadro è diverso nel mercato azionario, dove le performance sono diventate sempre più differenziate. Sia nel credito investment grade (IG) sia in quello high yield (HY), il debito legato all’IA ha registrato una performance inferiore rispetto agli indici più ampi dall’inizio del trimestre, secondo i dati degli indici Bloomberg.
Per gli investitori nel debito, il profilo dell’investimento è fondamentalmente asimmetrico: finanziano il buildout dell’IA senza partecipare direttamente a gran parte del suo potenziale economico. I rendimenti sono in larga misura contrattuali e derivano dalla cedola, dal rimborso del capitale e, al massimo, da una certa compressione degli spread. I rischi, invece, comprendono leva finanziaria, capacità di esecuzione, tasso di utilizzo, obsolescenza tecnologica e rifinanziamento.
Il capex legato all’IA è ancora destinato ad assorbire enormi quantità di capitale, mentre è probabile che il gap di finanziamento persista. Di conseguenza, l’offerta di debito dovrebbe continuare a crescere, portando sul mercato una maggiore varietà di emittenti, strutture e profili di rischio. Questa varietà dovrebbe creare maggiori margini per distinguere tra le diverse opportunità. Con il tempo, inoltre, gli investitori dovrebbero acquisire maggiore chiarezza su chi finirà per beneficiare del valore economico generato dal buildout dell’IA.
Rivisitare la tassonomia della filiera di finanziamento dell’IA
Per gli investitori nel credito, la questione dell’IA non è semplicemente chi vince la corsa, ma chi si ritroverà a farsi carico del rischio. La catena di finanziamento copre uno spettro: debito corporate degli hyperscaler, data center locati a hyperscaler, data center locati a neocloud e, infine, debito dei neocloud.
- Debito emesso dagli hyperscaler. Attività diversificate, flussi di cassa solidi e bilanci di grandi dimensioni isolano in larga misura i creditori dall’economia di un singolo data center, modello o cluster di GPU. Il rischio di utilizzo e quello tecnologico restano all’interno dell’impresa anziché trasferirsi ai finanziatori.
- Debito emesso da data center locati a hyperscaler. Questi asset servono tipicamente un unico cliente interno: l’hyperscaler, che impiega la capacità nell’ambito del proprio più ampio ecosistema cloud e IA. I creditori valutano principalmente il bilancio e il contratto di locazione del conduttore, non l’utilizzo di uno specifico sito. Il rischio di costruzione dipende dagli obblighi di completamento; le tutele contrattuali dipendono da garanzie, diritti di recesso e rimedi in caso di ritardo. Una volta operativi, il rischio di utilizzo e quello tecnologico restano in gran parte in capo al conduttore, che può sostituire le GPU obsolete continuando a utilizzare lo stesso involucro edilizio e la stessa infrastruttura elettrica. Il principale trade-off è la concentrazione su un unico conduttore e il rischio di ricollocazione alla scadenza del contratto di locazione.
- Debito emesso da data center locati a neocloud. Questi asset possono apparire simili sul piano fisico, ma sono più esposti sul piano economico alla domanda degli utenti finali. I creditori valutano indirettamente la capacità del neocloud di rivendere capacità di calcolo in modo profittevole, il che dipende da utilizzo, prezzi, fidelizzazione della clientela e accesso al capitale. Una clientela diversificata e un portafoglio ordini contrattualizzato aiutano, ma il disallineamento delle durate è difficile da ignorare: i contratti di locazione possono durare più delle GPU, le GPU possono durare più dei contratti con i clienti e il debito può durare più di entrambi. Man mano che i contratti giungono a scadenza e l’hardware invecchia, il neocloud deve ricontrattualizzare la capacità a condizioni economiche interessanti finanziando al contempo un reinvestimento continuo, il che rende più centrali il rischio di esecuzione e quello di rifinanziamento.
- Debito dei neocloud. È il punto più estremo dello spettro: esposizione diretta a utilizzo, prezzi, concentrazione della clientela, rinnovo tecnologico e rischio di rifinanziamento, con le tutele contrattuali più deboli e la minore copertura patrimoniale.
Queste categorie non sono a tenuta stagna. Il finanziamento dei fornitori, le partecipazioni azionarie degli hyperscaler nei neocloud e le garanzie sul valore residuo creano collegamenti, mentre la garanzia di un hyperscaler può risultare più tenue di quanto appaia. Resta comunque chiara la direzione di marcia: passando dal debito degli hyperscaler a quello dei neocloud, il rischio di utilizzo e di valore residuo migra progressivamente dal bilancio dell’hyperscaler al creditore.
Tale migrazione è più visibile agli estremi, e i crediti degli hyperscaler possono offrire il profilo rischio/rendimento più pulito nelle code, ossia negli scenari migliore e peggiore. Nello scenario favorevole, il potenziale di restringimento degli spread è limitato perché una monetizzazione di successo probabilmente prolungherà il ciclo di capex e manterrà elevate le emissioni, ma la storia creditizia è rafforzata da scala, flussi di cassa e controllo strategico. Nello scenario sfavorevole, la flessibilità di bilancio e una rapida disciplina sul capitale offrono una protezione significativa, purché tale disciplina arrivi con sufficiente tempestività.
Il rischio di coda: cosa succede in caso di crollo del settore IA?
Per i creditori degli hyperscaler, l’effetto di primo ordine è un rendimento deludente degli investimenti in IA. Paradossalmente, l’effetto di secondo ordine potrebbe essere positivo per il credito: il capex scende, il free cash flow si riprende e la pipeline di emissioni si riduce. Lo stesso shock che indebolisce la tesi di investimento nell’IA potrebbe migliorare i parametri creditizi degli hyperscaler. Il punto critico è la velocità: dinamiche competitive, costi energetici già sostenuti, impegni di locazione e acquisti di apparecchiature già contrattualizzati potrebbero mantenere il capex rigido al ribasso anche in una fase di rallentamento, per cui il paradosso regge solo se la disciplina sul capitale segue con rapidità.
Vale inoltre la pena distinguere il miglioramento dei parametri creditizi dal miglioramento delle condizioni tecniche per gli spread. Il capex degli hyperscaler è finanziato sempre più tramite debito piuttosto che con cassa propria, per cui una frenata che rafforza la leva finanziaria e i coefficienti di copertura potrebbe comunque coincidere con un’emissione netta elevata, qualora le scadenze a breve termine richiedano un rifinanziamento.
I data center locati a hyperscaler dovrebbero restare relativamente resilienti, a condizione che le tutele contrattuali tengano. Gli impianti locati a neocloud pongono una domanda più difficile: il conduttore riuscirà a continuare a onorare un contratto di locazione di 10-15 anni se l’utilizzo e l’economia del calcolo si deteriorano? In caso contrario, e se il rigetto del contratto di locazione in sede fallimentare limita le pretese del locatore ben al di sotto del valore residuo contrattuale, il recupero dipende dalla possibilità di rilocare l’impianto e dal valore del suo accesso all’energia elettrica in un mercato che, in uno scenario di rallentamento, verosimilmente si troverà ad affrontare una capacità in eccesso. In altre parole, la tutela contrattuale è più debole proprio quando serve maggiormente. Il debito dei neocloud assorbirebbe la quota maggiore del ribasso, poiché il calo dell’utilizzo indebolisce la redditività mentre l’obsolescenza più rapida erode il valore degli asset in GPU.
Lo scenario migliore: un circolo virtuoso di adozione, monetizzazione e capex
Il caso favorevole non è esattamente, ma quasi, l’opposto dello scenario sfavorevole. Supponiamo che l’adozione acceleri, la monetizzazione diventi concreta e l’offerta di infrastrutture resti sostanzialmente allineata alla domanda. I crediti dei neocloud registrerebbero il miglioramento ciclico maggiore: un utilizzo più elevato sostiene i prezzi e i flussi di cassa, la leva finanziaria scende in modo passivo e il rifinanziamento diventa più agevole. Ne beneficiano anche i data center locati a neocloud, poiché contratti di locazione che un tempo apparivano come scommesse a leva sulla domanda futura iniziano ad assomigliare a flussi di cassa contrattualizzati e duraturi.
Ciò detto, gran parte del potenziale di rialzo resta concentrato negli investimenti azionari. Una domanda robusta non trasforma l’infrastruttura dei neocloud in credito da hyperscaler: le GPU possono diventare obsolete prima che i contratti di locazione giungano a scadenza, i contratti possono rinnovarsi prima della locazione o del debito, la capacità potrebbe essere ricontrattualizzata a condizioni più sfavorevoli, e il debito deve comunque essere rifinanziato. Una domanda robusta attenua il rischio di utilizzo, ma non elimina il rischio di obsolescenza, di ricontrattualizzazione o di rifinanziamento.
Anche i data center locati a hyperscaler ne beneficerebbero, sebbene con un potenziale di rialzo minore dal punto di vista creditizio, poiché gran parte dell’esito favorevole è già incorporata nelle loro tutele contrattuali. Il debito corporate degli hyperscaler potrebbe addirittura restare indietro: una monetizzazione di successo convalida ulteriori investimenti, prolunga il ciclo di capex e mantiene elevate le emissioni. Gli azionisti si appropriano del rialzo economico; gli obbligazionisti si trovano perlopiù ad affrontare un nuovo giro di offerta.
Fonte: InvestmentWorld.it
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