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Ostrum AM: una nuova narrativa in Europa? Dal rapporto Draghi a Letta

Ostrum AM : L’Europa deve ritrovare un nuovo slancio. Il mondo è cambiato, non è più così complementare o cooperativo, e l’Europa deve adottare una dinamica comune per affrontare questa realtà.

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A cura di Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum AM, affiliata di Natixis IM


I paesi costituenti dell’Unione Europea condividono solo una storia recente, anche se le storie dei paesi europei si sono intrecciate nei secoli. Le culture non sono simili, le lingue sono distinte, e le istituzioni possono somigliarsi, ma permangono differenze significative anche a quasi 70 anni dalla firma del Trattato di Roma. È per definire il quadro che unirà coerentemente i popoli d’Europa che, collettivamente, abbiamo bisogno di una narrazione. L’Europa è una costruzione particolare, e deve definire per sé un ambito specifico.

La prima domanda da porsi è quella del quadro istituzionale. Per risolvere le questioni economiche, politiche e culturali, sarebbe preferibile definire un ambito più centralizzato per dare coerenza all’agenda europea, o optare maggiormente per il policentrismo? La centralizzazione potrebbe somigliare a una forma di Stato federale. Questa idea, che imita quanto si osserva negli Stati Uniti, consente al centro di creare impulsi e, a priori, di influenzare più rapidamente i comportamenti. La Francia ha spesso invocato questo quadro istituzionale per dare allo Stato centralizzato la capacità di guidare il ciclo economico di breve termine attraverso la politica fiscale.

L’altra opzione è una forma di policentrismo, in cui diversi paesi possono contribuire all’interno di un quadro più flessibile. Questa visione è quella che, fin dall’Illuminismo, ha favorito l’emergere di idee e controversie che hanno portato alla Rivoluzione Industriale, collocando così l’Europa al centro dello sviluppo globale. Joël Mokyr, in particolare, mostra che è stata la diversità di una società aperta al mondo a dare all’Europa un vantaggio rispetto alla Cina, più centralizzata e meno adattabile. Una dimensione importante, comune a entrambi gli approcci, è quella dell’apertura al mondo, poiché la crescita europea è diventata fortemente dipendente dai lavoratori non europei dopo la pandemia.

Un’altra linea di riflessione deve essere esplorata. Tra i temi trattati—economici, politici e culturali—quali dovrebbero far parte di un quadro comune e quali possono restare più locali? O cosa è discutibile e cosa no? È concepibile che l’economia possa avere uno statuto più globale, a causa della necessità di recupero evidenziata nei rapporti Draghi e Letta. La dimensione culturale potrebbe invece essere più locale, come già avviene per le questioni sociali.

Fonte: InvestmentWorld.it


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